
Un’organizzazione complessa com’è quella dell’autonomia scolastica richiede che ci siano nuove funzioni e nuove figure professionali adeguate alla gestione dell’offerta formativa che, per essere efficace, richiede sempre più forme di integrazione con le risorse del territorio.
Oggi se vogliamo rimettere al centro i problemi della qualità dei processi formativi è fondamentale riprendere un forte dibattito sulla questione degli insegnanti, capire quali sono le aspettative, i bisogni, rimettere al centro la questione del reclutamento, la carriera, la valutazione e il merito, la formazione.
Vogliamo intercettare gli insegnanti, capirne il disagio causato oltre che dalla difficoltà di entrare in relazione con i nuovi processi di apprendimento (dovuta in parte all’età del nostro corpo docente che nell’ambito dell’OCSE risulta essere il più anziano) anche da un’assenza di incentivi professionali ed economici?
Gli insegnanti italiani hanno una retribuzione a fine carriera tra le più basse tra i Paesi dell’UE. Infatti oggi un insegnante con 40 anni di servizio prende poco meno di 1800 euro al mese, circa 60 euro al giorno.
Dobbiamo affrontare le proposte che l’attuale Governo sta mettendo in atto; contro l’egualitarismo (dove gli insegnanti sono tutti uguali, con lo stesso orario e pagati allo stesso modo) e a favore di un’articolazione della carriera dei docenti. Apriamo la discussione, se pensiamo che questo sviluppo possa essere fatto per funzioni e per ruoli, cioè con figure professionali con competenze specifiche che provengono dall’insegnamento (penso per esempio alla figura importante dell’orientatore che in Italia viene svolto temporaneamente e senza un preciso ruolo da un insegnante qualsiasi, mentre in Francia esiste una figura specifica, quella del consigliere di orientamento). Quali sono, comunque, queste figure professionali?
Un’organizzazione complessa com’è quella dell’autonomia scolastica richiede che ci siano nuove funzioni e nuove figure adeguate alla gestione dell’offerta formativa che, per essere efficace, richiede sempre più forme di integrazione con le risorse del territorio.
Il disegno di legge in discussione alla VII commissione prevede un’articolazione della carriera in tre scalini: docente “iniziale”, “ordinario” ed “esperto”. Secondo questa legge il passaggio da un livello all’altro dovrà aumentare lo stipendio e sarà soggetto a valutazione.
Siamo d’accordo con questa proposta? Quest’articolazione è in grado di gestire la complessità dell’offerta formativa? La risposta è l’appiattimento professionale?
Una seconda questione riguarda la valutazione e il merito. Questo tema non può essere considerato un tabù. Ci si chiede che cosa e come valutare gli insegnanti ai fini di uno sviluppo economico e di carriera? Il tema della valutazione ritorna. Dai dati di molte ricerche sembra che gli insegnanti siano disponibili a farsi valutare, purché questo non sia inteso come controllo burocratico. La valutazione andrebbe legata anche ai processi innovativi, alla ricerca didattica, ai prodotti e, perché no, anche ai risultati qualitativi di apprendimento raggiunti dalla scuola nel suo insieme e dai singoli consigli di classe. Certo bisogna definire chi valuta. Apriamo una discussione sul come e sul chi. Partendo dall’Invalsi.
Una terza questione riguarda la formazione iniziale, ma soprattutto quella in servizio che a mio avviso va incentivata e riconosciuta (ad esempio con una detassazione, punteggio o altro) . Non è possibile che vengano approvati decreti legislativi, regolamenti, introdotti nuovi impianti curricolari e poi lasciare al “diritto dovere” dei docenti, cioè alla singola libertà, se aggiornarsi o no. Questo non è possibile, soprattutto oggi, di fronte ad un rapido cambiamento dei modelli di apprendimento, ai nuovi bisogni formativi dei giovani, dei valori portati da altri nelle nostre scuole; la formazione va considerata parte costituiva del profilo professionale del docente.
Basta girare le scuole, parlare con gli insegnati per capire che c’è una grande domanda di formazione di qualità, intesa come ricerca-azione, soprattutto nella fascia primaria e nella secondaria di secondo grado.
Un altro aspetto riguarda il tema spinoso del reclutamento dei docenti e della formazione iniziale. Gli insegnanti verranno assunti attraverso un concorso pubblico nazionale o dalle singole scuole, come prevede il disegno di legge in discussione in Parlamento. Non ci sembra una questione di poco conto.
Su questi temi vogliamo aprire una discussione, misurarci, sentire e fare proposte.
A che punto siamo con il reclutamento dei docenti? di walter1, pubblicato il 26/10/2009 A tutt'oggi non c'è una nuova normativa sul reclutamento dei docenti. Siamo invece in attesa della pubblicazione in Gazzetta del nuovo regolamento sulla formazione iniziale in cui è previsto che i docenti precari con almeno trecentosessanta giorni di supplenza, gli studenti con diploma di laurea triennale più la specializzazione biennale, i dottorati di ricerca, chi aveva superato la prova per l'accesso alla sils, dopo aver superato la prova preselettiva (questionario con domande a risposta multipla) riferita alla priopria classe di concorso potranno accedere al tirocinio formativo della durata di un anno, tirocinio che sarà gestito dall'università in collaborazione con la scuola. Tutto questo percorso per acquisire l'abilitazione all'insegnamento. Il nuovo regolamento ridefinsice i titoli di accesso rispetto alle classi di concorso, però non sono indicate nel regolamento le modalità di reclutamento, reclutamento che sarà emanato con un successivo decreto. Il nodo è se il reclutamento dei docenti verrà fatto dalle scuole autonome (cioè dai dirgenti scolastici come proposto nel testo di legge Aprea in discussione alla VII commissione cultura e istruzione della Camera) o attraverso un concorso pubblico nazionale come previsto attualmente dalla Costituzione. Il precariato è in larga parte generato dal fatto che è da oltre dieci anni che non viene più indetto un concorso pubblico per il reclutamento dei docenti. L'ultimo è stato indetto dal Minsitro Luigi Berlinguer nel 1998.
concorso per il reclutamento di Elotta, pubblicato il 22/10/2009 Ho letto di un concorso per il reclutamento degli insegnanti e mi sono chiesta: esiste già un riferimento normativo in riguardo? E se sì è possibile visionarlo? E poi è necessario essere abilitati per parteciparvi o è sufficiente la laurea che permette l'accesso alla professione insegnante?
sviluppo professionale di paolo.francini, pubblicato il 06/05/2009 Condivido l'esigenza di superare la condizione di completo appiattimento professionale e di assenza di prospettive di sviluppo (se non fuoriuscendo dalla docenza). Lo sviluppo non può però avvenire a parità di funzioni e quindi con una differenziazione meramente gerarchica o retributiva. Una soluzione ragionevole è associare lo sviluppo professionale alla creazione di figure di sistema dedite alla continua formazione in servizio. Una formazione in servizio di cui riappropriarsi, che della scuola sia espressione e risorsa propulsiva. E' ormai provato che la formazione in servizio ha un ruolo cruciale per la qualità dei sistemi complessi quali l'istruzione scolastica (e non solo). Purtroppo, abbiamo perso controllo delle politiche in merito, disperse in mille rivoli. La scuola deve riappropriarsene. I docenti lo chiedono: si sentono isolati, sono disponibili ad una formazione di qualità (il problema è che spesso si è usato il paravento dell'aggiornamento professionale per propinare loro autentico ciarpame; sono esperienze che hanno disgustato molti insegnanti). Mettiamo i docenti migliori al servizio del miglioramento complessivo. Naturalmente con procedure di selezione trasparenti e basate sul merito e sulla preparazione: non gettiamoci nella palude delle valutazioni dentro logiche relazionali, che invariabilmente si risolvono in meccanismi opachi e spesso perversi.
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