
La formazione degli insegnanti nell’Unione Europea: migliorare la qualità dell’istruzione per tutti, la coesione sociale, la competitività economica e la crescita.
Stando alla Comunicazione della Commissione dell’UE al Parlamento europeo e al Consiglio dei Ministri della P.I. del 3 agosto 2007, bisogna dire che la Commissione europea collabora strettamente con gli Stati membri al fine di sostenerli nello sviluppo e nella modernizzazione delle strategie in materia di istruzione e formazione. La collaborazione avviene nell’ambito del programma di lavoro “Istruzione e formazione 2010” che fa parte della strategia di Lisbona elaborata nel 2000 in occasione della riunione del Consiglio europeo (Capi di Stato) e che facilita lo scambio di informazioni, dei dati e delle buone prassi attraverso l’apprendimento reciproco e la revisione fra pari. In risposta al fatto che il Consiglio europeo abbia identificato la formazione degli insegnanti quale elemento chiave, nel 2002 la Commissione ha istituito un gruppo di lavoro al fine di esaminare le modalità per migliorare la formazione degli insegnanti e dei formatori, gruppo di lavoro composto dai rappresentanti dei 31 Paesi che partecipano al programma di lavoro 2010 sull’istruzione e la formazione.
Ulteriori lavori realizzati dalla Commissione e da esperti nazionali hanno dimostrato l’esistenza di un ampio consenso circa le modifiche da apportare. In collaborazione con gli esperti designati dagli Stati membri, è stata definita una serie di principi europei comuni per le competenze e le qualifiche degli insegnanti, collaudata nel 2005 nel corso della Conferenza europea dei responsabili decisionali ad alto livello, degli esperti del settore della formazione degli insegnanti e delle principali parti in causa. Molti Paesi hanno già iniziato a utilizzare i principi comuni europei per arricchire la loro riflessione sull’evoluzione delle strategie in materia di formazione degli insegnanti.
Si tratta di una professione per la quale occorrono qualifiche specifiche. Ogni insegnante possiede una conoscenza approfondita della sua materia, una buona formazione pedagogica, le qualifiche e le competenze necessarie per orientare e sostenere i discenti, nonché la capacità di comprendere le dimensioni sociali e culturali dell’istruzione, ma questo non basta: occorre un apprendimento lungo tutto l’arco della vita per garantire l’acquisizione di nuove conoscenze e per essere in grado di innovare e utilizzare efficacemente le informazioni acquisite. La mobilità è una componente centrale dei programmi d’istruzione iniziale e continua degli insegnanti: per questo essi sono incoraggiati a lavorare o studiare in altri Paesi europei ai fini dello sviluppo professionale; senza dimenticare che le istituzioni di formazione degli insegnanti lavorano in partenariato con scuole, ambienti di lavoro locali, formatori del mondo del lavoro e altre parti in causa.
Per questo la Commissione e gli Stati membri hanno continuato a studiare le risposte alle sfide identificate nell’ambito del gruppo “Insegnanti e formatori” che comprende esperti designati dai 18 Stati membri che hanno espresso un particolare interesse a sviluppare le loro strategie sulla formazione degli insegnanti. È stata organizzata una serie di attività di apprendimento tra pari per quanto riguarda settori di interesse strategico comune, ivi compresi i sistemi per lo sviluppo professionale permanente, la scuola in quanto comunità di apprendimento per gli insegnanti, i dirigenti responsabili delle scuole, la preparazione degli insegnanti per quanto riguarda classi composte da elementi provenienti da diverse culture e il partenariato tra le scuole e le aziende. Gli Stati membri ritengono che questo tipo di lavoro fornisca utili opportunità di apprendimento.
In tal modo si contribuisce a migliorare la qualità dell’istruzione per tutti e si aiutano gli Stati membri a raggiungere nel 2010 gli obiettivi, fissati a Lisbona dal Consiglio europeo nel 2000, in materia di coesione sociale, competitività economica e crescita.
Un contesto per l'azione ovvero un contesto per la socializzazione di caterina, pubblicato il 11/12/2009 Concordo con quanto si afferma nell'articolo: scambio si esperienze/ attività tra pari, formazione permanente, mobilità con possibilità di insegnare ed apprendere in contesti diversi come, ad esempio, anche in altri paesi europei. Vorrei , tuttavia, far presente anche che molti scambi che potrebbero essere proficui, purtroppo falliscono per la mancanza o l'inadeguatezza delle abilità sociali degli insegnanti che troppo spesso, constato, non sono in grado di mettersi in giusta relazione con i colleghi. A volte nelle scuole si forma una "casta" di insegnanti che cercano di dettare legge anche agli altri colleghi, talvolta più giovani o nuovi arrivati o, semplicemente, non allineati con la posizione di questa oligarchia dura da scardinare; ne consegue che, spesso, la voce della minoranza viene ignorata o, nella migliore delle ipotesi, passano anni prima che si dia la parola, se non l'ascolto, a chi non alza la voce per sopraffare gli altri; anche in un piccolo gruppo come può essere stato quello che costituiva il team dei docenti del modulo della scuola primaria, spesso, si sono creati disaccordi e ogni insegnante, pur condividendo la meta della visita di istruzione, lavorava per conto suo, senza cercare di realizzare collegamenti o attività interdisciplinari con i colleghi di classe. In tal modo si perde la possibilità di valorizzare l'esperienza dei più esperti e le innovazioni dei più giovani, perciò credo che si debba lavorare molto sulla possibilità di realizzare praticamente attraverso corsi sulla comunicazione assertiva (per esempio attraverso il metodo Gordon)la costruzione di relazioni efficaci. Credo che la vera collaborazione tra colleghi possa consolidare lo spirito di gruppo, valorizzare la professionalità degli insegnanti, migliorare la qualità dell'insegnamento. Caterina De Luca
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