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Professione docente

Il burnout degli insegnanti

di Eugenio Bastianon, pubblicato il 18/05/20092 commenti |

La delega dei genitori per l’educazione dei figli, la crescente intransigenza dell’utenza, la valutazione, la managerizzazione della scuola sono solo alcuni degli stimoli a cui sono stati sottoposti negli ultimi anni gli insegnanti nella scuola italiana. Non senza conseguenze.

Gli operatori impegnati nelle professioni d’aiuto si trovano spesso ad affrontare profonde crisi psicologiche di demotivazione e stanchezza intimamente legate al loro lavoro. Questo fenomeno, che prende il nome di burnout, colpisce gli insegnanti come gli operatori impegnati nelle cure terminali e meriterebbe un’adeguata attenzione da parte della società italiana.

La ASL Città di Milano ha promosso recentemente lo studio Getsemani, che ha analizzato le domande di inabilità presentate all’INPDAP nel decennio 1992-2001, prendendo in esame 3049 casi clinici e mettendo a confronto quattro macrocategorie: insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori. Da questo studio emerge anche un articolato elenco delle cause scatenanti il burnout negli insegnanti:
• i fattori usuranti tipici dell’insegnamento;
• la delega dei genitori-lavoratori per l’educazione dei figli;
• l’inserimento dei portatori di handicap nelle classi;
• la maggior intransigenza dell’utenza e il misbehaviour di alcuni studenti;
• l’introduzione della valutazione dei docenti da parte di genitori e studenti;
• la diminuzione delle risorse istituzionali, la svalutazione sociale del lavoro in se stesso a favore del successo e del guadagno economico (notoriamente bassi per gli insegnanti);
• l’abolizione delle cosiddette baby-pensioni;
• l’avvento di una società culturale multietnica;
• l’avvento dell’era informatica, la gestione manageriale del lavoro;
• il passaggio dall’insegnamento individuale a quello di équipe;
• la protratta situazione di precariato, la competitività tra colleghi;
• la mobilità;
• le continue riforme scolastiche (annunciate o realizzate).

Lo studio è arrivato alla conclusione che gli insegnanti, pur costituendo solo il 18% degli iscritti alle casse INPDAP:
• rappresentano il 36,6% delle richieste di inabilità;
• lamentano, nelle loro domande, patologie prevalentemente di tipo psichiatrico: disturbi dell’umore, dell’adattamento, della personalità, ansia e schizofrenia;
• trovano accolte le loro richieste nel 75,1% dei casi.

La malattia psichiatrica rappresenta, insomma, per gli insegnanti ciò che per altre professioni viene rappresentato dalle patologie muscoloscheletriche, dalle neoplasie, dalle patologie cardiovascolari e via dicendo.

Eppure potremmo arginare il fenomeno agendo già dalla formazione degli insegnanti. All’interno delle scuole di specializzazione per insegnanti (SSIS) esiste la figura del supervisore di tirocinio, un insegnante esperto che assicura la formazione di buone pratiche professionali di specializzandi e specializzande. Si tratta di una figura centrale ma non sufficientemente valorizzata, almeno sul piano della discussione pubblica.

Potremmo dunque ripensare le SSIS come luoghi non solo della formazione iniziale ma anche di quella in servizio, in cui un’équipe di supervisione potrebbe avere adeguati strumenti di intervento e divenire un punto di riferimento anche per gli insegnanti già in servizio. In questo modo si potrebbe finalmente arginare il dilagante fenomeno del burnout. Del resto sono già in funzione efficienti meccanismi di supervisione per altri lavoratori impegnati nelle professioni d’aiuto. E quella dell’insegnante è decisamente una professione d’aiuto.

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risposta a Melania di eubas09, pubblicato il 08/06/2009 Gentile Melania, sono convinto che la presenza "invadente" delle famiglie nella scuola sia un dato irreversibile. Credo faccia parte della nuova percezione che tutti i " consumatori" - e gli utenti di un servizio pubblico sono, a ben vedere dei consumatori - hanno dei propri diritti. Pensi, per rimanere nei servizi pubblici- all'enorme numero di ricorsi contro presunti erroti clinici. Per passare al privato, è significativa la presenza nella legislazione di molti paesi occidentali della class action, ossia della possibilità di interi gruppi di consumatori di fare cause comuni per richiesta danni contro industrie di tutti i tipi. Famose quelle contro le grandi multinazionali del tabacco. Del resto la class action era stata, per fortuna, introdotta anche da noi dal Governo Prodi. Ora credo sia stata sospesa, lasciando intutelati, purtroppo, i diritti di chi ha subito danni nei casi Cirio, Parmalat, Alitalia... Per tornare alla scuola sono convinto che per governare la presenza delle famiglie, le strade da seguire siano due: una rinnovata legislazione sugli organi collegiali ed una estesa, permanente, qualificata attività di formazione iniziale e in servizio per tutto il personale scolastico, dai collaboratori, al personale di segreteria, ai docenti, ai dirigenti. La rinnovata legislazione sugli organi collegiali può aprire quegli spazi di comunicazione e sinergia scuola-famiglia che oggi, probabilmente, o sembrano troppo stretti o sono inefficaci. La formazione è la molla che permette di trasformare la critica, protesta delle famiglie in motore per l'innovazione, la qualità, il successo. La scommessa vera che la scuola italiana oggi deve affrontare è la valorizzazione delle risorse umane. Per questo è essenziale, tra l'altro, che la riforma in corso delle Scuole di specializzazione degli insegnanti non deluda le prospettive che le Scuole avevavno aperto. Cordialmente Eugenio Bastianon

Insegnanti demotivati e stanchi e studenti sempre più arroganti di melania, pubblicato il 20/05/2009 La colpa però non è degli studenti ma delle famiglie che pretendono d' insegnare al docente come s'insegna, che vogliono proteggere i loro figli dalle responsabilità, che sotto sotto sono invidiosi degl'insegnati perché pensano che sono uan categoria di privilegiati. I Dirigenti scolastici vengono a loro volta messi sotto pressione dalle famiglie che minacciano di scrivere sui giornali,quando non fanno di peggio. Bisognerebbe impedire ai genitori t'interferire nelle scelte scolastiche e moderare le loro pretese, forse poi, se non è già troppo tardi, si ragionerà un po' meglio. Melania

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