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Didattica e apprendimento

Ma quali competenze in due ore settimanali?

di Cesare Grazioli, pubblicato il 18/11/2009

Uno dei difetti più sottovalutati del nostro sistema di istruzione è la frammentazione dei quadri orari in troppi insegnamenti, molti dei quali, inevitabilmente, vengono sacrificati in spazi orari esigui, come due ore settimanali.

Parlando a chi vive dentro la scuola, è forse superfluo citare gli effetti nefasti della “distribuzione a pioggia” delle ore, che non ha riscontro nella maggior parte dei sistemi scolastici degli altri Paesi. Quadri orari frammentati, infatti:
a) trasformano i curricola degli studenti in “spezzatini” di troppe materie, che risultano faticosi, dispersivi e dannosi perché fare di tutto un po’ significa fare… poco o nulla di tutto;
b) impoveriscono la dimensione relazione del rapporto d’aula, cioè proprio quello che sembra essere il singolo fattore più importante nel processo di apprendimento: come possono infatti diventare figure significative dei “prof-meteore” che entrano in aula una o due ore la settimana?
c) rendono di fatto impossibile un insegnamento non trasmissivo, per cui ogni prospettiva di una didattica basata sulle competenze diventa del tutto velleitaria.

Questo terzo punto merita qualche considerazione in più. Le competenze, che sono poste a fondamento del nuovo obbligo di istruzione, non possono essere acquisite con una didattica solo o prevalentemente trasmissiva, che aiuta ben poco a imparare a progettare, a cooperare, a partecipare, a misurarsi con problemi reali, ecc. Però le strategie didattiche utili a sviluppare queste competenze richiedono più tempo d’aula rispetto alla lezione frontale, e d’altra parte perdono molta efficacia se questo tempo d’aula è troppo diluito: un’attività di gruppo o di laboratorio, o un progetto che richiedano 15 ore, hanno un’efficacia completamente diversa se quelle 15 ore sono concentrate in tre settimane o diluite in due mesi!

Di conseguenza, già oggi, ma a maggior ragione nella nuova scuola basata sulle competenze, gli insegnamenti non dovrebbero avere meno di 3-4 ore settimanali (ad eccezione, per ovvi e ben diversi motivi, di Religione e Scienze motorie). Detto più chiaramente: non dovrebbe esistere un insegnante che veda una classe per sole due ore settimanali.

Risolvere questo problema spetta in parte a chi predispone i quadri orari, in parte a noi docenti.

Cominciamo da quanto possiamo risolvere noi docenti. Molti insegnamenti di due ore sono abbinati ad altre materie. Questo accade spesso per le materie scientifiche, e sempre per storia, che è abbinata a filosofia al triennio (è il caso che vivo in prima persona) e a italiano e/o a geografia al biennio. In questo caso, possiamo risolvere il problema con una programmazione modulare, cioè alternando moduli (o comunque percorsi tematici compiuti) dell’una e dell’altra disciplina. Ad esempio, dedicare per un mese tutte le 4 ore settimanali a un modulo di filosofia e, dopo averlo concluso con la relativa prova di verifica, il mese successivo passare a un modulo di storia. Con l’ovvia avvertenza di rispettare il monte-ore annuo previsto per ciascuna disciplina, questo criterio può essere molto duttile: in alcuni casi, si può anche arrivare a “semestralizzare” il curricolo, dedicando tutta la prima parte dell’anno a una disciplina e la seconda parte all’altra.

Diverso è il caso degli insegnamenti singoli, con due ore (in alcuni casi addirittura una sola, ad esempio storia dell’arte ai licei classico e linguistico) non abbinati ad altre materie. In questi casi, la soluzione non è alla portata di noi singoli docenti: spetta a chi predispone i quadri orari. E scorrendo le tabelle orarie dei nuovi licei, si scopre che nessuno è immune da questo problema, e che alcuni di essi… sarebbero per metà da rifare!

Non si fraintenda quanto fin qui detto. Ripensare gli insegnamenti a partire dalle competenze, e cercare di rendere realmente significativi gli apprendimenti, sono obiettivi di enorme portata, la cui realizzazione implica per gran parte della scuola secondaria una rivoluzione copernicana, che non parte certamente dai quadri orari! Però è indispensabile che vi sia coerenza tra le grandi finalità pedagogiche e i dispositivi strutturali e organizzativi (orari compresi); o quanto meno, che non vi sia una totale schizofrenia tra questi e quelle.

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