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Curricoli e saperi

Il cinema per ipotesi

di Roberto Maragliano, pubblicato il 05/03/2009

È possibile sperimentare e far sperimentare, tramite il cinema, una didattica leggera, non dogmatica, ma elastica, e in quanto tale capace di misurarsi con questioni complesse: tutto il contrario di quel che si fa in certe aule, anche universitarie.

“L’istituzione ha per sua natura una tendenza a normalizzare, ad ammortizzare, ad assorbire quel tanto di pericolo che c’è nell’incontro con qualsiasi forma di diversità, per rassicurare se stessa e i propri operatori”: questo si legge nel “piccolo trattato” di Alain Bergala L’ipotesi cinema, che la Cineteca Bologna ha recentemente e meritoriamente messo a disposizione di tutti noi. Sì, perché anche se il tema trattato dal critico e docente francese è l’educazione scolastica al cinema, il modo con cui esso è affrontato e sviluppato va ben al di là di una logica di settore. Lo si vede anche dalla frase citata, che esprime una critica forte a tanto e tanto diffuso perbenismo pedagogico. Portare il cinema a scuola ha senso, allora, se serve a far cambiare modo di fare scuola. In questo Bergala è molto chiaro ed esigente: dovesse mai entrare a scuola (ma in Francia il miracolo è avvenuto), il cinema vi dovrebbe figurare come arte; e – aggiunge – “l’arte, se vuole restare arte, deve continuare a essere fermento d’anarchia, di scandalo, di disordine”.

Il cinema, insomma, in quanto prospettiva “altra”, funziona scolasticamente se semina tempesta, se sconvolge la visione tranquilla e tranquillizzante di parte del sapere disciplinare (e disciplinato) corrente. La questione non è solo educativa. Va infatti riconosciuto che si rischierebbe di capire poco del mondo e dei modi di rappresentarselo, se si sottovalutasse il ruolo che il cinema, in quanto fenomeno sociale tecnologico estetico, ha svolto e, se pur in forme diverse, tuttora svolge nella costituzione dell’immaginario, dei modi di pensare e di agire e anche del gusto delle collettività. Certo, quello di oggi non è più il cinema della fase centrale del secolo scorso, che quasi miracolosamente era riuscito a tenere in equilibrio la ricerca di tipo espressivo e stilistico con l’urgenza della comunicazione sociale e politica.

Oggi quasi tutto, se non tutto il cinema è di intrattenimento, ed è a questa funzione che è prioritariamente piegata ogni istanza di realizzazione. Allora non avrebbe senso parlarne o farlo parlare a scuola, se ci si muovesse dentro una stanca prospettiva disciplinare, proponendo un approccio di documentazione storica o inquadrandone l’azione all’interno della famiglia contemporanea delle tecnologie comunicative. Nel dare un senso “forte” a tale apertura è invece possibile (come ampiamente mostra il saggio) sperimentare e far sperimentare, tramite il cinema, una didattica leggera, non dogmatica, ma elastica, e in quanto tale capace di misurarsi con questioni complesse: tutto il contrario di quel che si fa in certe aule, scolastiche ed anche universitarie. Quale soluzione migliore, allora, che attingere al ricchissimo repertorio di immagini, situazioni, convenzioni tramite cui il cinema “storico” ha messo in scena la complessità della condizione umana? L’ipotesi di Bergala è operativamente molto semplice e, complice l’allora ministro Jack Lang, ha trovato coraggiosa attuazione nella scuola francese dal 2000: si tratta di utilizzare la tecnologia digitale (dvd e Internet) per mettere a disposizione degli allievi documenti e frammenti del grande repertorio cinematografico, invitandoli a lavorare (concettualmente, tecnicamente, operativamente) su associazioni e collegamenti, analogie e differenze. “In queste condizioni l’insegnante e gli alunni possono osservare, riflettere e partorire insieme l’idea, il concetto, che ogni concatenazione mette implicitamente in gioco.

L’intelligenza non è più il portato di una voce o di un testo cui si attribuisce il sapere, nemmeno è esclusiva del maestro, ma risiede nella stessa circolazione dei frammenti, cosa sufficiente, in certe condizioni di osservazione e di attenzione, per far pensare”. E, concludo chiamando in causa tutti i docenti, non solo quanti pensano al cinema, per rinforzare i nodi di quella “intelligenza figurale” che ha così nobile (e scolasticamente bistrattata) presenza nella nostra tradizione culturale, nazionale ed europea.

Per approfondire:
• Alain Bergala, L’ipotesi cinema: Piccolo trattato di educazione al cinema nella scuola e non solo, Cineteca Comunale di Bologna, Bologna 2008.
• Giovanni Bettiroli, Il cinema di fronte alla teoria (e viceversa), “Segnocinema” n. 154/2008

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