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Racconti ed esperienze

ClanDESTINI (nona puntata)

di Calcerano e Fiori, pubblicato il 25/02/2010

“Un giovane, grande comandante ha tradito la nostra lotta contro gli Hutu, è fuggito dal Ruanda. Noi abbiamo tentato di ammazzarlo, lo abbiamo inseguito e ancora lo inseguiamo, ma a questo punto è certamente sbarcato sulla vostra isola grande”. “È uno dei nostri bambini-soldato”. Il giallo a puntate di Education 2.0 ambientato nella scuola in ospedale fa tappa in Africa.

La berlina nera dei Venditori Bianchi procedeva nella zona vietata dell’aeroporto, il poliziotto dalla pelle scura aveva spostato il divieto per farla passare.

Era una notte senza stelle e l’aria era calda, nell’auto il condizionatore ronzava al massimo. Un vecchio quadrimotore era atterrato da poco e i passeggeri stavano scendendo dalla scaletta. Tutti trasportavano grosse valigie, tranne uno di loro che indossava un cappello a tesa larga ed un soprabito a scacchi che gli arrivava fino ai piedi.

La berlina parcheggiò accanto a un hangar.

Ora, nel piccolo aeroporto ruandese di Kigali, stavano per incontrarsi il Venditore e il Compratore.

Le trattative duravano da parecchio tempo, ormai erano entrate nella fase conclusiva. Erano state portate avanti da intermediari, con incontri nei due continenti, niente e-mail, né cellulari, né fax. Solo aggressive e sospettose facce bianche contro sospettose e aggressive facce nere.

Nell’area riservata, protetta dai contrattisti impiegati nella security, arrivarono quasi contemporaneamente le due delegazioni. Quella del Venditore era composta da un interprete sudafricano, da un ragioniere siciliano con valigetta e dallo stesso Venditore. Erano tutti uomini bianchi, anche l’interprete, un afrikaner.

La delegazione nera era composta da un uomo-pertica con una cicatrice che dall’orecchio sinistro gli traversava la mandibola per ritornare sul collo dalle parti della carotide, accompagnato da un interprete Tutsi e da un altro giovane con un pc portatile sotto il braccio.

Niente strette di mano, il saluto fu un cenno del capo.

“Come lo devo chiamare?” chiese il Venditore al suo interprete, togliendosi gli occhiali neri a specchio.

“Il suo nome non lo sa nessuno… i suoi lo chiamano ‘Il fratello maggiore’.”

“Il fratello maggiore di chi?”

L’interprete sudafricano sorrise “Della morte, naturalmente!”

Il Compratore Nero li ascoltava come se capisse qualche parola, poi, dall’alto del suo metro e novantotto si rivolse al suo interprete, che sembrava spaventato e comunicò subito cogli altri.

“Il fratello maggiore dice di cominciare, dato che ci vorrà un po’ di tempo prima che i nostri due esperti si colleghino con la piattaforma di Zurigo.”

Il ragioniere siciliano e il giovane con il portatile si sedettero dietro un tavolo di plastica. Dalla valigetta comparve un altro potente pc e il lavoro preliminare ebbe inizio.

“Finora quella piattaforma si è rivelata invulnerabile e soprattutto” disse il Venditore Bianco inforcando di nuovo gli occhiali a specchio “tutte le nostre operazioni di macrofinanza sono rimaste coperte e sicure.”

“Il volume d’affari stavolta supera, però, quello finora toccato con gli altri... compratori negli ultimi tre anni…”

L’interprete nero fermò con la mano sul braccio il collega bianco “Dammi tempo di tradurre.”

Il Venditore Bianco guardò la mano nera e s’irritò “Niente di importante, digli, piuttosto, che i miei… azionisti, i miei soci, sono d’accordo sulle quantità dei diversi prodotti e sui prezzi che i nostri intermediari hanno fissato. Non ci resta che sovrintendere all’operazione relativa all’accreditamento dell’anticipo, siamo d’accordo per metà dell’intero importo.”

Il Compratore Nero ascoltò la traduzione poi sorrise “Accrediteremo dopo aver fissato le date relative alle due consegne e l’approdo delle navi.”

Poi ripeté una parola in italiano “Prodotti?”

“Certamente” confermò il Venditore Bianco con accento siciliano “prodotti bellici. Armi, tutte di ultima generazione.” Poi continuò rivolto all’interprete. “Il fratello maggiore mi ha già fatto sapere che la sua guerra non si può più combattere con i… catenacci, ancora di vecchia produzione cecoslovacca…”

L’interprete parlò direttamente, senza attendere il Compratore. “Per questo siete stati scelti voi italiani, per l’affidabilità, la tecnologia e la segretezza. E per il fatto che procurate armi di tutte le provenienze. E per la precisione dell’organizzazione...”

Il Venditore Bianco piegò impercettibilmente la testa in segno di ringraziamento.

Il Compratore Nero parlò ancora con voce sottile e l’interprete tradusse con voce profonda. “Ma dato che siete quello che siete, e che non potremmo sperare di impegnare una migliore organizzazione... C’è ultima condizione.”

Gli uomini alle tastiere dei computer si bloccarono e guardarono il fratello maggiore della morte.

L’interprete lo ascoltò con attenzione e poi riferì “Ci dovete ammazzare qualcuno.”

“Chi vi ha detto che potremmo occuparci di queste cose?”

Il fratello maggiore della morte ascoltò la traduzione della risposta dell’italiano e si infuriò. “Credete che non sappiamo con chi abbiamo a che fare? Cosa Nostra, la Mafia e tu sei un Padrino! Non stare a dire di no.”

I bianchi si guardarono senza parlare, poi il Venditore Bianco alzò le spalle e rispose. “Di chi si tratterebbe?”

La risposta dell’interprete venne presto e fu più lunga del discorso del Compratore Nero. “Un giovane, grande comandante ha tradito la nostra lotta contro gli Hutu, è fuggito dal Ruanda. Noi abbiamo tentato di ammazzarlo, lo abbiamo inseguito e ancora lo inseguiamo, ma a questo punto è certamente sbarcato sulla vostra isola grande” l’uomo riprese fiato guardando il suo padrone “il fratello maggiore chiede la sua punizione immediata perché per voi, finché sta lì, sarà più facile trovarlo.”

“Confondono la Sicilia con Lampedusa.” Bofonchiò il ragioniere con gli occhi fissi sullo schermo “D’altro canto, se è solo un negro...”

“Muto” intimò il Venditore Bianco, poi si rivolse al Compratore Nero “come lo conosciamo?”

Il fratello maggiore della morte estrasse dal taschino della giacca una pennetta. L’interprete spiegò. “Tutte foto del piccolo grande comandante sono qui, è ferito...” e aggiunse “è uno dei nostri bambini-soldato. Ma non vogliamo mica che lo facciate per niente! Oggi vostro anticipo è 50%, con la testa del comandante e la consegna delle armi completiamo l’affare con una gratifica dell’un per cento di tutta la somma.”

“L’un per cento. Sull’intero affare?” chiese il Venditore Bianco.

L’uomo-pertica assentì.

L’interprete confermò. “Proprio così. Ma non facciamo l’affare senza quella testa. Capito bene, boss?”

L’italiano si guardò la mano e gliela allungò. “La testa contro l’uno per cento.”

Il fratello maggiore della morte gliela strinse.

Il Venditore Bianco prese di tasca un fazzoletto di lino e si rivolse al ragioniere. “Ci sei? Sempre sicuro che è meglio il metodo della piattaforma di Zurigo?”

“Sicuro. Anche per lo scudo fiscale è meglio così: la fase di rientro è facilitata.”

Le tastiere ripresero a ticchettare quando dall’esterno s’udì uno sparo e poi, dopo qualche istante, un altro.

L’interprete sudafricano si precipitò fuori seguito dal suo collega nero che aveva tratto dalla fondina un grosso revolver.

“Andiamo avanti con questo trasferimento di fondi” ordinò il Venditore Bianco “già ho dovuto ingoiare una condizione suppletiva. Che là fuori ci siano spari è normale, perché se no gli venderemmo quell’immenso arsenale?”

Due altri spari intervallati da un tempo che sembrò molto lungo, poi gli interpreti rientrarono, il nero aveva la mano sinistra ferita, prese dalle mani del Venditore Bianco il fazzoletto di lino e se la fasciò. Il sangue gocciolava abbondante per terra.

Ciascuno nella lingua dei rispettivi padroni riferì che un uomo della security aveva visto un’ombra con cappello e cappotto sul muro dell’hangar di fronte, aveva intimato l’alt ed esploso un colpo in aria, ma l’ombra aveva reagito ed era scappata.

“Abbiamo preferito lasciare l’inseguimento al contrattista…”

“Il secondo colpo ti ha ferito” l’interruppe il Venditore Bianco “E il terzo colpo?”.

L’interprete scosse la testa stringendo ancor di più l’improvvisata fasciatura “Non si sa, ma non pare una cosa importante. Il nostro posto è qui.”


(continua)

Foto dell’Aeroporto Kruger Mpumalanga di Lidia Maria Giannini, studentessa, anni 12.


(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).


Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini


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Le puntate precedenti

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

Quarta puntata

Quinta puntata

Sesta puntata

Settima puntata

Ottava puntata


L'intervista agli autori, Il giallo d’appendice



La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI




Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)
http://www.luigicalcerano.com
http://www.giuseppefiori.com

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