Politiche scolastiche

Politiche generali ed economiche

Il riordino del secondo ciclo e il trittico del CNPI

di Maurizio Tiriticco, pubblicato il 21/10/2009
2 commenti

Maurizio Tiriticco riassume e commenta i pareri del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione su licei, istituti tecnici e professionali.

Nello scorso 7 ottobre si è completato il trittico dei pareri sugli schemi di regolamento relativi al riordino dei licei, degli istituti tecnici e di quelli professionali, ambedue espressi il 22 luglio u.s. Ecco in breve i punti salienti.

I punti salienti del parere sui licei sono i seguenti:
• è necessario che il riordino dei tre percorsi nel loro insieme sia realizzato secondo un’ottica sistemica al fine di garantire la loro continuità e complementarità
• occorre verificare se quanto indicato nei singoli Profili di uscita dello studente non confligga con le pratiche didattiche attualmente in uso
• occorre verificare se gli obiettivi di apprendimento centrati sulle singole discipline non vanifichi la necessità di indicare, invece, precise competenze
• viene data eccessiva enfasi ai processi cognitivi più che a prestazioni osservabili e verificabili
• occorre dare indicazioni meno vaghe, più articolate e mirate circa la funzione dei laboratori e i percorsi centrati sulla flessibilità organizzativa
• si avverte una incongruenza tra un generico impegno circa il potenziamento degli organici e i limiti finanziari di cui alla legge 133/08
• è necessario rendere effettivo l’innalzamento dell’obbligo di istruzione, prevedendo un’area comune di aggregazione dei saperi senza nulla togliere alla peculiarità dei singoli indirizzi; occorrono anche concreti impegni per una formazione ad hoc degli insegnanti;
• occorre dare maggiore spazio all’orientamento e alla didattica attiva
• occorre dare indicazioni in merito alla valutazione dei crediti scolastici anche ai fini dei passaggi degli alunni dall’uno all’altro percorso, compresa la formazione professionale regionale
• occorre sostenere e incrementare la valenza strategica dei dipartimenti
• è necessario procedere con estrema cautela circa l’istituzione del Comitato scientifico che rischierebbe di colludere con gli altri organi collegiali dell’istituto
• vi è una necessità assoluta di avviare il riordino solo dalle prime classi e non anche contestualmente dalle seconde
• occorre dare maggiore concretezza sia all’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica nella classi quinte che alla nuova disciplina Cittadinanza e Costituzione

I punti salienti del parere sugli istituti tecnici sono i seguenti:
• occorreva procedere a una stesura in parallelo dei tre schemi di regolamento
• occorre precisare che cosa si intenda per conoscenza, abilità e competenza, termini esposti a più interpretazioni
• prevalgono i caratteri distintivi dei tre percorsi più che i caratteri unitari
• si ravvisa una dicotomia tra i profili terminali dei tecnici e dei professionali, insistenti sul fare e quelli liceali finalizzati, invece, a fornire ai giovani “strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà”
• il ruolo sociale, socializzante e promozionale della scuola non emerge eguale per i tre percorsi
• la valorizzazione della cultura del lavoro non può prescindere dalla piena realizzazione della persona; occorre, quindi, superare la discrasia tra conoscere e fare
• la didattica laboratoriale deve interessare tutte le discipline
• si ravvisa una discrasia tra la declinazione degli obiettivi e le risorse strutturali, professionali e finanziarie messe a disposizione delle istituzioni scolastiche
• non viene sufficientemente ravvisata la necessità di giungere a una reale equivalenza formativa da perseguire nel biennio obbligatorio
• è necessario procedere con estrema cautela circa l’istituzione del Comitato scientifico che rischierebbe di colludere con gli altri organi collegiali dell’istituto; siano le istituzioni scolastiche a operare scelte mirate ed efficaci
• occorre sostenere e incrementare la valenza strategica dei dipartimenti
• è improponibile modificare contestualmente fin dal prossimo anno scolastico i moduli orari delle classi seconde, terze e quarte
• si auspica una rapida revisione delle classi di concorso e della composizione delle cattedre

I punti salienti del parere sugli istituti professionali sono i seguenti:
• occorreva procedere a una stesura in parallelo dei tre schemi di regolamento
• occorre precisare che cosa si intenda per conoscenza, abilità e competenza, termini esposti a più interpretazioni la valorizzazione della cultura del lavoro non può prescindere dalla piena realizzazione della persona; occorre, quindi, superare la discrasia tra conoscere e fare
• si conferma la validità dell’art. 13 della legge 40/07, con cui si sono definitivamente attribuiti alle Stato i percorsi di istruzione professionale e alle Regioni quelli di formazione professionale
• si ribadisce la pari dignità dei percorsi professionali con quelli liceali e tecnici; per la realizzazione occorrono concreti investimenti, non garantiti dai limiti finanziari di cui alla legge 133/08
• il rinvio a ulteriori Indicazioni nazionali da definire con successivo dm rischia di vanificare un passaggio forte al nuovo ordinamento
• manca un impegno concreto sulla formazione dei docenti
• in previsione di una collaborazione fattiva con la formazione regionale, non convince il rinvio a ulteriori intese tra Miur, Mef e Regioni, la cui tempistica non viene definita
• non viene presa in sufficiente considerazione l’innovazione di cui all’innalzamento dell’obbligo di istruzione né vengono fissate le condizioni perché il diritto/dovere all’istruzione e alla formazione sia effettivamente realizzato
• è necessario procedere con estrema cautela circa l’istituzione del Comitato scientifico che rischierebbe di colludere con gli altri organi collegiali dell’istituto; siano le istituzioni scolastiche ad operare scelte mirate ed efficaci
• occorre sostenere e incrementare la valenza strategica dei dipartimenti
• è improponibile modificare contestualmente fin dal prossimo anno scolastico i moduli orari delle classi seconde, terze e quarte

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Beato chi capisce che cosa sono i professionali del futuro! di tessetesse, pubblicato il 17/11/2009 Ho un'invidia terribile per chi dall'attuale schema di regolamento comprende - ed è quindi in grado di elettere un parere come per i licei e gli istituti tecnici - che cosa sono gli istituti professionali del futuro. Per quanto mi sforzi tutto di questo comparto riordinato mi è oscuro, in particolare due aspetti. Il primo, se si vuole banale. Per il settore Industria e Artigianato (se vi par poco...) c'è un solo indirizzo, a due "variabili", guarda il caso una "industria", una "artigianato". Stesso quadro orario, unico profilo professionale, cambiano se comprendo i laboratori. Dunque? Tutto come prima, un set di discipline comuni e gli insegnamenti tecnici/laboratoriali differenziati come oggi? Se così è, evviva il riordino! Vi pare un procedimento trasparente e utile quello di simulare un cataclisma (un indirizzo unico) per poi riproliferare lo status quo? Aspetto gli OSA (obiettivi specifici di apprendimento) con l'ansia di chi non riesce a essere intelligente come vorrebbe. Spero di "intelligere" lì che se restano i curricoli di prima (meccanico, elettronico, elettrotecnico e via dicendo) c'è almeno la novità di insegnamenti/apprendimenti meno teorici e più operativi, dato che gli snodi sono nei laboratori. Ma - l'appello è rivolto alla Commissione De Toni -dite per favore le cose chiare, affinché anche i tonti come me capiscano. Veniamo al secondo aspetto che non comprendo. Gli istituti professionali del futuro sono quinquennali, non più un triennio con qualifica e un biennio che porta al diploma. Cosicché abbiamo riordinato (leggasi chiarito) che i professionali sono la fotocopia "minore" dei tecnici! Ma non era questo un aspetto da tutti criticato? Vero è che la qualifica è regionale, ecco quindi il sistema di istruzione e formazione professionale con un triennio a qualifica, un ulteriore anno per un diploma "breve" cui segue un altro anno per il diploma "lungo". A questo punto non capisco proprio perché un giovane dovrebbe iscriversi in un istituto professionale e non in un tecnico (al rialzo delle aspettative) o in un curricolo regionale (al ribasso, ma flessibile). Devo comunque essere tra i pochi a non capire, dato che il CNPI non fa menzione dei problemi da me sollevati, né mi è nota una estesa e pressante riflessione pubblica in tal senso. Ma anche voi avete capito tutto?

Un parere decontestualizzato di enricomaranzana, pubblicato il 22/10/2009 Dice il CNPI: "Non può sfuggire, infatti, come il ruolo del Comitato presenti rischi di sovrapposizione con le funzioni di altri organi della scuola - dipartimenti e collegio soprattutto - che andrebbero evitate". L'ultima versione del DDL Aprea risolve tale questione eliminando il Collegio dei docenti. Affrontando il tema dei dipartimenti afferma "Il CNPI ritiene che l'istituzione dei dipartimenti per il sostegno alla didattica ed alla progettazione formativa debba assumere una significativa valenza strategica sul piano organizzativo, in raccordo con il Collegio dei docenti". Il DDL Aprea depenna tutti gli organismi di progettazione e di coordinamento. I Dipartimenti, così come prospettati, riportano la scuola a modelli antecedenti la riforma Gentile la quale, con il voto di consiglio, tendeva a orientare gli insegnamenti verso traguardi comuni e condivisi. Il CNPI nulla dice sull'assenza della categoria "capacità" giustificandola con il riferimento a decisioni europee. Sarebbe stato opportuno segnalare che le abilità sono una classe sotto ordinata a quella delle capacità e, quando si progetta, si procede dal generale verso il particolare.

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di Corrado Lemme, pubblicato il 10/03/2010

Il discorso sulla “Riforma della Scuola” è complesso quanto fondamentale, ma certamente non è stato capito dai quacquaraquà che finora se ne sono istituzionalmente occupati! Comunque, a parte la facil continua...

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