Politiche scolastiche

Politiche educative

Il nuovo ruolo dei dirigenti del Sud

di Anna Maria De Luca, pubblicato il 28/09/20091 commento |

Anna Maria De Luca intervista Maurizio Piscitelli, dirigente scolastico in Campania. Un nuovo articolo sulle scuole del Sud.

D: Quali sono secondo lei i principali problemi della scuola del Sud?
R: Innanzitutto vorrei precisare che nella scuola del Sud non ci sono soltanto problemi. È evidente che le situazioni di disagio e i danni causati dall’insuccesso formativo di molti ragazzi sono più gravi che in altre realtà territoriali. Troppo spesso interessi e talenti vengono coltivati e valorizzati solo se c’è l’intervento delle famiglie e di enti privati. A questi motivi, poi, si aggiungano problemi strutturali, come la fatiscenza dei plessi e la penuria di edifici che siano stati progettati e costruiti appositamente per ospitare scuole, oltre che la mancanza di spazi all’aperto. È doveroso, tuttavia, evidenziare la straordinaria creatività dei nostri alunni, il vivace entusiasmo che li accompagna nei percorsi di studio, le energie intellettuali di tanti professionisti che operano con impegno perché credono nel lavoro che svolgono.

D: Dirigere una scuola del Sud è diverso che dirigere una scuola del Nord? Se sì, perché?
R: All’indomani del varo dell’autonomia scolastica ogni scuola presenta differenze di organizzazione e di gestione. Si potrebbe affermare, quindi, che è diverso dirigere una scuola nel centro della città e una in periferia, come, quindi, è diverso anche dirigere una scuola al Nord e una al Sud. Questa dovrà fare i conti con strutture vetuste, con una carenza endemica di servizi, con un ventaglio ridotto di possibilità e con tanti altri svantaggi rispetto a una scuola del Nord; inoltre, al Sud è sicuramente più difficile, soprattutto in questo tempo di crisi acuta, trovare partner e sponsor che possano sostenere attività progettuali e ampliamenti dell’offerta formativa. Inoltre, anche se le opportunità non mancano, il confronto con i modelli di vita che la criminalità organizzata trasferisce investe la scuola della responsabilità di rappresentare lo Stato nel territorio, caricandola di ulteriori e gravosi compiti. Nel Mezzogiorno il sostegno degli Enti locali è modesto: godere di una considerazione per l’istruzione come quella che caratterizza la Provincia Autonoma di Trento è un privilegio di cui nel Mezzogiorno nessuna scuola gode. È un problema strategico: molto dipende da quanto gli Enti territoriali, che hanno grande peso nella vita della scuola, sono disposti a investire per garantire standard di istruzione elevati.

D: Chi potrebbe aiutare i dirigenti scolastici?
R: Come dicevo, un valido supporto potrebbe provenire da Comuni, Province e Regioni; per fortuna, tuttavia, l’autonomia offre alle scuole la possibilità di stipulare convenzioni e accordi con enti e istituzioni. Molto dipende, quindi, dalla volontà del Dirigente scolastico, dei suoi collaboratori e dei docenti: questi si devono fare carico della lettura del fabbisogno formativo della zona in cui operano, per poi valorizzare quello che di positivo c’è.

D: Quali sono le loro principali difficoltà?
R: Come spesso accade, è un problema di mentalità: occorre abbandonare la vecchia logica del Preside, che era chiamato a gestire le risorse che gli venivano assegnate. Oggi, il dirigente deve reperire fondi, avviare attività progettuali che portino ricchezza alla scuola, deve saper individuare canali di finanziamento che possano consentire lo svolgimento delle iniziative ritenute necessarie e il reperimento di risorse strutturali che concorrano a rendere più efficace ed efficiente la gestione della scuola e, quindi, qualitativamente migliore l’offerta formativa. Ogni istituzione scolastica non rappresenta più un terminale periferico di un sistema centralizzato, bensì si fa espressione del territorio, sia come espressione di questo, sia come volano di innovazione e progresso.

D: Quale pensa sia la via per migliorare la scuola del Sud?
R: Sicuramente la scuola del Sud ha bisogno di un ripensamento generale: è necessario tagliare, sì, ma non con le forbici del ragioniere che operano senza fare discriminazioni: sembra che sia giunto il momento di una valutazione seria dell’operato delle scuole, dell’intero sistema, dal Dirigente al Collaboratore scolastico, al fine di tagliare i rami secchi e potenziare, premiandoli, i casi virtuosi, che sono tanti sicuramente, ma ai quali nessuno riconosce i meriti acquisiti sul campo.

D: Una sua proposta?
R: Tante, dalla valutazione di sistema, a una revisione degli Organi Collegiali, ormai ridotti a strutture ridondanti, a un rafforzamento dei poteri della dirigenza, a una valorizzazione delle eccellenze e -perché no?- a una riduzione dei finanziamenti a chi non ha saputo utilizzarli. Una seria e attenta analisi che investa tutti i settori della scuola è un processo che non può essere più disatteso se vogliamo una scuola che premi la qualità dell’offerta e il successo formativo dei giovani.

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siamo nella nebbia di enricomaranzana, pubblicato il 29/09/2009 Le proposte formulate non tengono in alcuna considerazione la vigente normativa. Consideriamo la "revisione degli organismi collegiiali". La struttura organizzativa prevista dal TU 297/94 risponde con precisione e puntualità ai dettami delle scienze dell'amministrazine: perchè non ci si interroga sul motivo della loro inefficacia? Perche' dare più poteri alla dirigenza quando, come risulta dalle argomentazioni dell'articolo, non c'è alcuna sensibilità verso i traguardi istituzionali (art. 2 legge Moratti)?

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