
Sia consentito a un ispettore di lungo corso, come lo scrivente, di esprimere una qualche riflessione sulla situazione della funzione ispettiva, a valere come metafora per il futuro del sistema educativo.
Dove siamo arrivati (nel buio del tunnel).
È sotto gli occhi di tutti la triste condizione in cui versa l’ispettorato tecnico nel nostro Paese. Pochi dati bastano a illustrare la situazione: attualmente esiste un organico di 335 “dirigenti tecnici” nell’ambito del Ministero dell’istruzione (erano ben 695 all’inizio degli anni ’90), ma risultano in servizio solo 115 “dirigenti” (15 al centro, 100 in periferia). In intere regioni, con centinaia di istituzioni scolastica e migliaia di insegnanti, opera – si fa per dire – un solo ispettore. L’attuale corpo ispettivo risulta composto di persone ormai alle soglie della pensione, visto che gli ultimi concorsi pubblici si sono svolti circa 20 anni fa e non si è provveduto a rinnovare con gradualità e continuità la composizione del gruppo ispettivo.
Il concorso a 145 posti bandito due anni fa (e che è in fase di lento svolgimento) riapre positivamente un itinerario di immissione di nuove leve nella funzione ispettiva, ma le procedure e, soprattutto, i contenuti del bando di concorso (per una analisi dell’impianto culturale del concorso ispettivo in atto, emanato con Decreto Dirigenziale del 30/1/2008: Giancarlo Cerini e Mariella Spinosi, “Notizie della Scuola”, Tecnodid, Napoli) appaiono del tutto “fuori asse” rispetto ai compiti che generalmente in Europa vengono affidati agli ispettori scolastici, ad esempio in merito alla valutazione del sistema educativo. Il profilo del futuro ispettore italiano sembra piuttosto riferirsi a un consulente giuridico dell’amministrazione scolastica (connotato semmai da un tono più autoritativo) o ad un “giudice delle indagini preliminari” in concorrenza con la magistratura ordinaria o del lavoro o minorile. Insomma un Tex Willer che dovrebbe mettere sotto scacco i “cattivi” o un Di Pietro, prima maniera, quando smascherava i rei confessi.
Ispezionare, valutare, promuovere (si può fare).
Non è di queste figure che ha bisogno la scuola italiana, anche se sono in aumento sia il contenzioso giurisdizionale sia le situazioni patologiche. Servirebbero, piuttosto, esperti qualificati e autorevoli, in grado di interagire costruttivamente con le scuole, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, per sostenere processi di miglioramento nel funzionamento delle scuole, quindi nell’insegnamento e nei risultati degli allievi.
Anche quando si manifestano situazioni di disagio, conflitti, gravi carenze (e il 70% delle ispezioni si riferisce a problematiche relazionali e didattiche all’interno delle classi, situazioni per le quali la conoscenza del codice di procedura penale è del tutto ininfluente) alle spalle c’è quasi sempre un’insufficiente attenzione del contesto scolastico alla qualificazione del personale, alle dinamiche di relazione e di comunicazione nella comunità professionale, alla mancata condivisione di scelte e responsabilità. E anche ogni soluzione successiva all’eventuale intervento ispettivo dovrebbe basarsi su questi elementi di accompagnamento, piuttosto che sulla semplice comminazione di una sanzione disciplinare una tantum.
Ma è soprattutto sulla partecipazione a un moderno sistema valutativo che dovrebbe giocare le sue carte il “nuovo” servizio ispettivo. Forse troppe speranze sono oggi rivolte alla valutazione. C’è il rischio di una eccessiva enfasi sul testing (e sulla rilevazione standardizzata degli apprendimenti) come via privilegiata alla qualità della scuola. Prove di verifica delle conoscenze (e delle competenze) apprese dovranno quanto meno essere accompagnate da visite e sopralluoghi alle scuole da parte di team qualificati, che possano rilasciare report e suggerimenti per il miglioramento, sull’esempio dell’Ofsted inglese (the Office for Standard in Education). Resta poi aperto il problema della valutazione delle prestazioni degli operatori, questione da affrontare con molta delicatezza e condivisione di soluzioni, così come le scuole vanno invogliate a dotarsi di strumenti di autovalutazione e di rendicontazione pubblica (ad esempio, di un bilancio sociale). Insomma, la valutazione è questione troppo delicata per lasciarla ai soli docimologici o statistici e richiede l’apporto di professionalità qualificate, in grado di esplorare il prima, il dopo e il perché della valutazione (e non solo il come). Ad esempio, non basterà fissare degli standard e poi misurare gli apprendimenti per capirne il livello, se non si costruisce dal basso una cultura dello standard (come nascono, a cosa servono, che rapporto hanno con le pratiche didattiche, con la valutazione, con il lavoro quotidiano dei docenti).
Anche le funzioni di supporto non si improvvisano, né possono essere surrogate dai grandi sistemi telematici o dalle piattaforme e-learning, per quanto interattive possano essere. Si dovranno piuttosto svolgere nel territorio, nelle scuole, a contatto con docenti e dirigenti (dando la possibilità a docenti e dirigenti di svolgere essi stessi compiti di formazione e consulenza ai colleghi, in forma di peer education), salvaguardando momenti di interazione diretta, di scambio, di comunicazione empatica (il miglior formatore è, spesso, il collega autorevole della porta accanto).
L’ipotesi dei tre/terzi (appunto: ispezionare, valutare, promuovere).
Ecco in breve delineate le funzioni indispensabili (per la scuola, non tanto per gli ispettori) che potrebbero essere presidiate da un moderno e aggiornato corpo ispettivo. Riassumiamole:
a) intervenire nelle situazioni conflittuali o di inefficienza, con possibilità di esercitare funzioni sanzionatorie, ma soprattutto azioni di ricostruzione in positivo di climi relazionali, stili professionali, competenze culturali e didattiche (era il saggio di M.S. Giannini a prefigurare il servizio ispettivo nella pubblica amministrazione come funzione volta a migliorarne i comportamenti);
b) partecipare al sistema di valutazione, per dilatarne il campo di azione oltre la logica dei test e per far crescere la cultura della valutazione tra gli operatori, oltre che esercitare una funzione di “armonizzazione” dei risultati e della qualità della scuola (quindi non semplici missi dominici dell’Invalsi, ma parte integrante dell’evoluzione del sistema di valutazione, modello Ofsted);
c) promuovere iniziative di formazione, di ricerca didattica, di innovazione dei curricoli e dell’organizzazione, verso e con le scuole, in una dimensione territoriale, di forte connessione con gli enti locali e altre agenzie scientifiche e formative. Desta qualche perplessità la centralizzazione dei servizi di supporto all’autonomia, attraverso agenzie nazionali che rischiano di oscurare le progettualità locali. Il livello nazionale dovrebbe piuttosto essere “coperto” da un istituto nazionale per la ricerca educativa.
Per ognuna di queste tre funzioni (contenzioso, valutazione, formazione e ricerca) l’apporto della componente ispettiva, qualora aggiornata, rivisitata, riampliata, potrebbe risultare determinante.
Chi fa cosa, quando e dove? Rispettando l’unicità della funzione (cioè di un ruolo di carattere nazionale cui si accede con rigorose procedure pubbliche), che dovrebbe essere incardinata a livello statale, presso il Ministero dell’istruzione (a garanzia dell’unitarietà del sistema educativo), le tre funzioni potrebbero essere svolte separatamente, anche se solo temporaneamente.
Un terzo degli ispettori dovrebbe operare a livello di MIUR e di Uffici Scolastici Regionali per gli interventi di carattere ispettivo in senso proprio; un terzo dovrebbe essere incardinato funzionalmente presso un Invalsi (indipendente) per agire nel sistema valutativo “allargato” a livello regionale; un terzo dovrebbe operare su una dimensione territoriale, preferibilmente provinciale, ove dovrebbe assumere la direzione tecnica di strutture territoriali di supporto alla scuola (così come capita di vedere nel modello trentino). Va dunque favorita una certa distinzione di competenze e di preparazione, recuperando istituzionalmente le tante “vocazioni” dei membri del corpo ispettivo.
Insomma, poiché siamo al fondo del barile, non dovrebbe essere così difficile per i decisori politici assumere – appunto – una qualche decisione, utile al futuro del nostro sistema scolastico. In mancanza non resterà che certificare la scomparsa del servizio ispettivo (poco male), ma forse –contemporaneamente – di una delle poche voci “critiche” dal di dentro della scuola. Nessun sistema cresce e migliora se non è dotato di una propria “riflessività”. Le scelte sulla scuola le faranno allora i mass-media e gli opinionisti (o meglio, i titolisti) sulle prime pagine dei giornali.
Ad hoc! di annarita, pubblicato il 06/05/2010 Ringrazio il Prof. Cerini per aver di nuovo sollevato il ?problema? degli ispettori e il Prof. Tiriticco per la l?analisi, come di consueto acuta e veritiera! Anche io, come il primo commentatore, ho superato la preselezione al concorso ma non riesco a motivare l?enorme sforzo che ci è richiesto per la preparazione! Siamo tutti impegnati e lo studio si aggiunge a tutto il resto, con grande fatica; questo mi spinge a chiedermi ?perché?? . Non è banale, poiché stando così le cose, tutto lo studio richiesto, quasi sicuramente non riuscirà a dispiegare i suoi effetti in un apparato che è governato dall?amministrazione! E il nostro è un ministero che si occupa di far crescere la mente, il corpo, il cuore, lo spirito, dei nostri figli , dei nostri nipoti, di coloro che ci governeranno tra vent?anni! L?amministrazione ha i suoi compiti nobilissimi e indispensabili, ma la scuola è una comunità di educatori in continua relazione con gli educandi e il suo governo è una cosa molto diversa! Il ruolo dell?ispettore è necessario nella scuola, ma soprattutto come riferimento concreto per dirigenti e docenti e quale garanzia di pari opportunità per i genitori. L?ispettore può o potrebbe godere di una posizione privilegiata dalla quale elaborare le strategie necessarie per il miglioramento del sistema scolastico, in termini soprattutto di successo scolastico degli alunni e, subito dopo, di riconoscimento e valorizzazione della professionalità dei docenti e degli operatori scolastici; non riesco proprio a mettermi sui libri pensando che - remota ipotesi ? dovròi lasciare le aule ed i infilarmi in un ufficio ed essere un l ranger o a servizio dell?amministrazione! E? proprio vero che c?è un?emergenza educativa , e non perché non si riescono ad educare gli alunni, ma perché mancano gli educatori adulti che abbiano gli strumenti per accompagnare la crescita dei ragazzi nell?attuale società, con i loro attuali bisogni! Chi si occupa degli educatori? L?amministrazione manda qualche euro alle scuole, i collegi deliberano qualcosa, forse niente, l?insegnante è solo davanti alla classe, con i suoi pregi e difetti, l?alunno spera di essere fortunato! Il Dirigente è un amministratore di risorse umane e materiali! La situazione è complessa e preoccupante, ma da qualche parte bisogna ricominciare! Credo che il confronto autentico tra i professionisti dell?educazione sia l?unica strada percorribile e mi auguro che continuiamo ad avere, come attraverso questo sito, il coraggio di affrontare la realtà.
Da Maurizio Tiriticco di Redazione, pubblicato il 08/03/2010 L'attuale condizione della funzione ispettiva nel nostro Paese è quella che Cerini denuncia per due ordini di motivi. A) L'amministrazione non ha mai visto di buon occhio un "corpo ispettivo" che avesse una sua autonomia ed una sua indipendenza e che nei suoi confronti svolgesse una funzione di supporto tecnico attivo di alto livello professionale, come, invece, indicato dai "decreti delegati" del '74; l'amministrazione di fatto non avrebbe mai tollerato che ci fosse una istanza professionalmente "autonoma" in grado di dare "consigli", di avanzare "proposte" in piena indipendenza in ordine alla sua specifica professionalità tecnica; l'amministrazione è per sua natura compos sui, per cui un servizio ispettivo deve essere... al suo servizio! B) Il secondo motivo è ben più grave! Il corpo ispettivo non è stato in grado di esprimere un sua "specifica" identità culturale e professionale, di esprimere suoi autonomi punti di vista in ordine ai problemi complessivi del Sistema nazionale educativo di istruzione e formazione. Ciò si è verificato per due ragioni essenzialmente: a) la prima di carattere oggettivo; il fatto che i primi "drappelli" degli ispettori tecnici fossero stati allocati presso le Sovrintendenze non favoriva di certo la nascita di un corpus capace di assumere una visione complessiva dei problemi; b) la seconda di carattere soggettivo; il fatto, cioè, che molti ispettori mostrassero di essere più preoccupati di essere "chiamati" da un Provveditore o da un Direttore generale, pensando di inseguire chissà quale posizione di prestigio, piuttosto che adoperarsi, invece, a costruirsi insieme agli altri colleghi come un corpus autonomo, indipendente, forte della sua professionalità tecnica. La corsa presso i "centri del potere" ha comportato due conseguenze funeste: l'incapacità di costruire una autonoma identità ispettiva: diventare a poco a poco "servi sciocchi" dell'amministrazione! Ed è proprio quello che l'Amministrazione ha sempre voluto: un ispettore bravo sì, ma obbediente, al suo completo servizio! Da tutto ciò è conseguito che gli ispettori, in quanto corpo ispettivo, non sono mai stati capaci di esprimere un punto di vista autonomo sui problemi della scuola, sulle necessità e sulla natura dei cambiamenti da effettuare, sui processi di riforma. Qualche ispettore "bravo" c'è stato e c'è, come il nostro Cerini ad esempio, ma la bravura dei singoli non è la bravura di un insieme! Stando così le cose, l'amministrazione ha fatto polpette degli ispettori ed è stata sempre arrogante nei loro confronti! Il fatto che l'amministrazione abbia prodotto un bando di concorso che è quello che è la dice lunga! Lo stesso Cerini afferma che i contenuti del concorso ispettivo in atto "appaiono del tutto fuori asse rispetto ai compiti che generalmente in Europa vengono affidati agli ispettori scolastici" e che "il profilo del futuro ispettore italiano sembra piuttosto riferirsi a un consulente giuridico dell'amministrazione". Insomma, alla fine del concorso l'amministrazione avrà un drappello di rangers in grado di far rigar dritto le nostre istituzioni scolastiche... autonome? Si fa per dire... Maurizio Tiriticco
Ispettore Callaghan il caso SCUOLA è tuo! di SCORPIO2010, pubblicato il 23/02/2010 Ho letto solo oggi il suo articolo e l'ho trovato semplicemente FANTASTICO! Pur avendo superato la prova preselettiva non ho ancora deciso se prepararmi per quelle scritte e l'eventuale orale.In sintesi,avuto anch'io la sensazione che il concorso richieda più degli SCERIFFI dell'organizzazione scolastica che delle professionalità in grado di poter contribuire con la specificità della propria funzione a migliorare lo stato generale dell'Istruzione pubblica in Italia dove le ombre cominciano ad essere più intense e prevalenti delle luci rese sempre più fioche da impoverimento dell'offerta formativa, riduzione del tempo scuola e risorse sempre più incerte. CHE FARE? Quale impostazione dare alla propria preparazione? Come modularla anche in relazione alle sue riflessioni così precise,di grande spessore conoscitivo e quasi antitetiche alle indicazioni del Bando? Un Candidato in bilico!
Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.
Che tipo di contributi vorresti vedere crescere nei prossimi mesi su Education 2.0?
Vuoi inserire education2.0 sul tuo sito? clicca qui
Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. © RCS Libri S.p.a. – Div. Education - Via Mecenate n. 91 - 20138 Milano - Tel. +39 02 50951 - Fax +39 02 5065361 - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attivita di direzione e coordinamento di RCS MediaGroup S.p.A. | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it