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E come potevamo noi tacere!

di Saverio Fanigliulo, pubblicato il 14/06/2010

Non si possono accettare passivamente, né far passare sotto silenzio, i tagli che il governo continua a effettuare nei confronti della scuola pubblica e del personale della scuola. È chiaro, ormai, che dietro questi gravi provvedimenti vi è un disegno politico che mira a smantellare nelle sue fondamenta l’attuale sistema di istruzione.

Non ci sono ragioni che tengano, le intenzioni divengono ben presto realtà, senza alcun confronto, violando sistematicamente i diritti fondamentali degli insegnanti, si blocca il loro contratto di lavoro, si bloccano gli scatti di anzianità per ben tre anni, con ripercussioni consistenti sulle liquidazioni e sulle pensioni, si assottiglia ulteriormente il già magro stipendio, umiliando le persone ormai allo stremo.

Le scuole sono prive dei fondi necessari per garantire il diritto allo studio dei nostri studenti, dalla scuola dell’infanzia, alla scuola primaria, dalla scuola secondaria di primo grado alle scuole superiori! L’imprecazione del segretario del maggiore partito di opposizione rivolta al Ministro Tremonti, “Lasciate stare gli insegnanti!”, sembra non abbia sortito effetto alcuno, facendogli solo il solletico! Dietro questo disegno precostituito di riduzione del nostro sistema scolastico a un cumulo di macerie, vi è l’arrogante pretesa dell’incauta ministra dell’istruzione di voler riformare la scuola in termini di meritocrazia e di eccellenza (sic!).

Certamente tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per combattere la grave crisi economica che attanaglia il nostro Paese, ma quando è troppo, è troppo. Non si può umiliare, né prendere di mira insistentemente una categoria intellettuale che, pur tra tante difficoltà, ogni giorno scende in campo per educare, istruire e orientare i nostri figli. Lo sconforto e la delusione crescono sempre più.

Le famiglie devono solidarizzare con gli insegnanti, lottare insieme per affermare il diritto dei discenti all’istruzione pubblica, per riformare, migliorare e adattare con gradualità, democraticamente, la scuola attuale alle nuove esigenze della nostra società.

Ciò sarà possibile se sarà sconfitta l’idea che la scuola possa servire a qualcuno, che la scuola è di qualcuno.

La scuola pubblica è di tutti e per tutti, senza distinzioni neoclassiste. Recuperare questo principio di base e affermare il dialogo costruttivo tra gli insegnanti, attraverso una presa d’atto di ciò che sta avvenendo, partendo dalle singole istituzioni scolastiche, è essenziale per opporsi al disegno eversivo di tutti coloro che vogliono far precipitare la scuola pubblica nel baratro dell’inciviltà e dell’ignoranza.

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