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Sulla molteplicità della cultura e della conoscenza

di Maurizio Tiriticco, pubblicato il 16/02/20107 commenti |

Nella Community (vera e propria comunità dialogante) Maurizio Tiriticco risponde all’articolo di Eugenio Bastianon “I luoghi della formazione” e riprende il discorso dal suo “Le materie non sono oggetti da imporre, ma strumenti per conoscere!”, scritto in riposta a “Quali cittadini senza Diritto ed Economia?” di Chiara Saracco.

Caro Eugenio, nella mia reazione alle giuste osservazioni della Saracco ero tutto preso dalla necessità di ricomporre l’ancestrale divisione tra Parole e Numeri, tra Contare e Raccontare, che non ho avuto modo e, soprattutto, spazio, per approfondire il tema della Unicità della cultura e del nostro cervello!

Mi citi correttamente autori che conosco, e ce ne sono altri che conosci anche tu, da Goleman a Fodor, a Restack, a De Bono, i quali, pur partendo da istanze teoriche diverse, sostengono e dimostrano come e perché le nostre strategie umane per conoscere, comprendere, agire, interagire siano estremamente differenziate. Le neuroscienze avanzano a passi lesti e ogni giorno scoprono cose nuove sul funzionamento del nostro cervello. Tener conto di questi risultati è fondamentale per chi insegna, il quale dovrebbe sempre riconoscere che non esistono alunni più “intelligenti” o più “volenterosi” di altri, anche e soprattutto perché l’intelligenza e la volontà non sono dati né unici né esaustivi né immutabili. A quando – mi chiedo, e ti chiederai anche tu – una formazione degli insegnanti che non si attesti solo sulle discipline di competenza?

Di qui il discorso sulla cultura e sulle discipline. La cultura è una, se pensiamo al fatto che è un significativo patrimonio di noi umani, ma vi sono mille culture in ragione delle variabili spazio/temporali in cui noi umani siamo cresciuti. E non c’è solo una cultura del Medioevo o del Risorgimento, ma anche una cultura del contadino analfabeta di un tempo o dell’architetto di oggi. O meglio, vi sono culture che caratterizzano epoche, e culture che caratterizzano modi e forme di intervento dell’uomo sulla realtà.

E infine, la questione delle discipline. Sono tante e differenziate, è vero. Nascono e muoiono nella misura in cui l’intervento umano sulla realtà per conoscerla e intervenire su di essa si differenzia, si specializza e si arricchisce. Le discipline sono tante, è vero, ma afferiscono sempre a quell’unicità del pensare che caratterizza noi umani, unicità che si arricchisce e si modifica nel corso dei millenni. Come sai, le discipline non esistono se non nella nostra testa! Sono un nostro soggettivissimo prodotto! Ed è per questa matrice unificante che è sempre difficile distinguere nettamente una disciplina dall’altra.

E invece il discorso pluri- e interdisciplinare è sempre vincente… o dovrebbe esserlo! Per tutte queste ragioni, classi di concorso, cattedre e campanelle appartengono più a una scuola in cui “si insegna” che a una scuola in cui “si impara”! Ma qui si aprirebbe tutt’un altro discorso che, purtroppo non è quello del “riordino” della Gelmini!

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PERCHE' L'ECCELLENZA DEL NORDEST? 1/2 E. Bastianon di Redazione, pubblicato il 23/02/2010 Anche la scuola italiana conosce l'eccellenza, almeno in matematica e scienze, nel Nord Est, come ricorda il sussidiario.net: "Le prestazioni migliori degli studenti, in matematica e scienze, si registrano nel Nord-Est, sia nelle quarta classe della scuola primaria sia nella terza classe della secondaria di primo grado. Sola questa macro area ottiene in matematica, all'ottavo anno di scolarita', un risultato di alcuni punti superiore alla media TIMSS". Non si tratta, scrivendo da Venezia, di una questione di campanile. Si tratta, solo, di individuare con piu' precisione l'oggetto della ricerca. La questione piu' o meno e' la seguente: perche' il nord est conosce l'eccellenza? Non ha particolarita' nell'ingegneria di sistema e di curricolo, non sceglie i propri insegnanti, non sceglie neppure i propri alunni, non gode di iniezioni di risorse economiche e strumentali dalla Governance scolastica, in tutta la sua articolazione. Non basta quindi occuparsi del sistema scuola. Bisogna occuparsi anche del sistema sociale, culturale, economico in cui la scuola agisce. Da questo punto di vista, la mia ipotesi personale, e' che sul successo della scuola del nord est possa avere un qualche peso l'atmosfera di " sistema vincente"che si respira in questa area del nostro paese. L'unico elemento concreto di cui dispongo per corroborare la mia ipotesi e', al momento, il comunicato che segue: "Venezia, 23 dicembre 2009 - Nel Veneto c'e' ancora grande voglia di fare impresa e impegno a superare la crisi attuale". Lo ha detto l'assessore regionale Isi Coppola presentando oggi a Palazzo Balbi i risultati della partecipazione a due bandi della Regione, finalizzati a sostenere gli investimenti di nuove imprese giovanili e femminili, grazie anche al cofinanziamento dell'Unione Europea. In tutto 15 milioni di euro, che saranno erogati sotto forma di contributi in conto capitale. Alla scadenza fissata (il 16 novembre scorso) sono pervenute 1135 domande, di cui 625 (pari al 55,1 per cento) per l'imprenditoria femminile e 510 (44,9 per cento) per quella giovanile. (SEGUE)

PERCHE' L'ECCELLENZA DEL NORDEST? 2/2 E. Bastianon di Redazione, pubblicato il 23/02/2010 (SEGUE) "E' senza dubbio un grande risultato ? ha commentato l'assessore Coppola ? che e' stato possibile soprattutto perche' il terreno e' stato preparato in questi anni da un capillare azione di informazione e formazione sulle opportunita' che la Regione mette a disposizione. Non va dimenticato che il Veneto e' l'unica Regione in Italia ad essersi dotata di normative per sostenere l'imprenditoria giovanile e femminile, che hanno dato vita a fondi di rotazione permanenti che erogano finanziamenti con il sistema "a sportello", senza quindi scadenze temporali. In un terreno gia' fertile questi ultimi bandi per l'imprenditoria femminile e giovanile sono stati accolti con straordinaria attenzione, a dispetto delle previsioni di qualche economista che ne aveva preventivato il fallimento". I contributi saranno erogati non appena pronta la graduatoria dei beneficiari prevista nei primi mesi del 2010. L'importo massimo sara' pari al 50 per cento della spesa ammissibile e comunque non superiore a 60 mila euro. Analizzando il flusso delle domande, l'assessore Coppola ha evidenziato che quelle per nuove PMI a prevalente partecipazione femminile provengono da tutto il territorio regionale, con prevalenza degli investimenti nelle province di Verona (21 per cento), Vicenza (20 per cento) e Padova (19 per cento). Tali interventi sono concentrati nei settori del commercio (27 per cento) e dei servizi (27 per cento), ma anche i settori della ristorazione (15 per cento) e del manifatturiero (11 per cento) presentano una rilevante dinamicita'. Le nuove PMI che hanno presentato domanda sono state costituite nel periodo gennaio 2008-novembre 2009 prevalentemente sottoforma di impresa individuale (54 per cento) e Srl-Sas (34 per cento). Anche per le nuove PMI giovanili, le domande riguardano tutto il territorio, ma con maggior rilievo nelle province di Verona (28 per cento), Venezia (17 per cento), Vicenza e Padova (14 per cento). I settori di attivita' sono principalmente commercio (27 per cento), ristorazione (16 per cento), attivita' di servizio (15 per cento) e manifatturiero (14 per cento). Il 58 per cento e' costituito da imprese individuali e il 27 per cento Srl-Sas. I fondi disponibili dovrebbero consentire di finanziare il 50 per cento delle domande ? ha concluso l'assessore Coppola ? ma nel bilancio 2010 all'esame del Consiglio sono gia' previsti altri 7 milioni di euro, che consentirebbero di finanziarne un ulteriore 25 per cento. Comunicato n. 2482/2009 IMPR. GIOV./FEMM. Spero che le mie considerazioni trovino un qualche interesse. Eugenio Bastianon Universita' di Venezia

Uno scambio di commenti tra l'autore ed Erminio Mostacci 3/3 di Redazione, pubblicato il 19/02/2010 Erminio Mostacci: Ciao, non vorrei tediarti, ma il tenore del tuo discorso m'invoglia a proseguire il confronto. In ogni caso, la tua analisi (esemplare il paragrafo su una scuola ingiusta e non giustificata) porta a risultati cui è difficilissimo contrapporsi in concreto. La cosa mi fa paura, possibile? Se così è, allora il nostro Paese è destinato a una sorte di regresso non solo tecnico, ma anche scientifico e culturale. E dunque risulta impossibile contrastare quanto i dati OCSE Pisa ci pongono sotto gli occhi. Come si risolvono le contraddizioni o "drammi sottesi" negli altri Paesi? Quali strumenti metodologici, interpretativi e progettuali si possono elaborare, basandosi su quanto già si fa in Paesi come la Germania o la Francia? Come hanno risolto in pratica la problematica dell'acquisizione delle competenze? Secondo lo schema delle commissioni di Fioroni, durante "il migliore dei governi possibili", come io amo ancora definirlo? :-) Riguardo all'industria, ne parlo solo perché ci ho lavorato per un po' di tempo, sia come dipendente, sia come professionista esterno, ebbene a me pare che effettivamente non sappia dove andare a parare. Quando lavoravo in azienda, ai primi anni '80, i dirigenti erano preoccupati di cosa produrre durante la settimana, il mese, l'anno, non in prospettiva a medio o lungo termine e temo che questo difetto genetico sia ancora presente. Basti pensare a come è finita la Montedison, sesto colosso mondiale della chimica, e di conseguenza quale buco di bilancio nel PIL abbiamo a causa dell'importazione di tutti i prodotti chimici, dai più semplici ai più complessi. Le aziende straniere (es. Ciba Geigy di Basilea) pensavano già a cosa e come produrre per il decennio successivo. Dunque, sarò pessimista, ma non ho molta fiducia su quanto possa proporre l'imprenditoria italiana per fornire indicazioni valide sulla formazione dei giovani. Su quanto deciso da questo governo credo sia inutile parlare, temo che non siano miopi, a me sembrano, per quanto riguarda la scienza, dei veri ciechi. Cambiando angolo visuale, in una tua lezione, in riferimento alla complessità, se non ricordo male, hai parlato di oceani di non conoscenza e di piccoli arcipelaghi di certezze (è così?). Inciso, era di Edgar Moin la citazione? A me pare, però, che stringendo molto la visione prospettica sulle discipline, che so indagando a fondo la chimica nelle sue sotto discipline, tipo: chimica fisica, chimica organica, chimica quantistica, termodinamica, etc, quelli che da lontano sembrano arcipelaghi in cui è possibile muoversi conoscendo la rotta da prendere, in realtà, si rivelano altrettanti oceani e il grado di approssimazione sale inverosimilmente, quasi come se ci fosse un riscontro concretissimo del principio di indeterminazione di Heisenberg. E allora come si esce da una contraddizione del genere secondo te? In altri termini la teoria della complessità di cui sono un appassionato neofita, vale in maniera dipendente dal grado di approssimazione, o forse è meglio dire di prossimità? Ciò che sto ponendo a me pare importante per individuare un metodo o meglio un approccio sufficientemente critico per collaborare nel ciclo insegnamento apprendimento. A questo riguardo, mi ha sempre appassionato l'idea di poter fornire agli studenti almeno alcuni spunti critici (chiavi di lettura) sullo sviluppo e le applicazioni della scienza nel contesto di riferimento, ci spazio e di tempo.

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