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Tecnologie digitali, giovani e scuola

di Daniele Pauletto, pubblicato il 25/01/2010

Le tecnologie digitali sono i nuovi strumenti/attrezzi della cultura giovanile. Impongono nuovi contesti di apprendimento significativi in cui docenti e formatori devono essere preparati.

Le tecnologie digitali sono i nuovi strumenti/attrezzi della cultura giovanile, immersa nella digital society. La società digitale determina una nuova costruzione di identità/Io delle nuove generazioni, i giovani infatti utilizzano nuovi modi per comunicare che determinano nuove identità, potremo chiamare tali forme digitIo (l’Io digitale), altri autori preferiscono parlare di generazione proteiforme (R.J. Lifton) abituata all’accesso rapido, con una attenzione fluttuante, spontanea più che riflessiva, creativa più che industriosa, abile nell’elaborare le immagini più che le parole, emotiva più che analitica.

Le tecnologie digitali più che strumenti per gestire le informazioni sono veicoli di relazioni, facilitano e migliorano le possibilità di entrare in contatto con gli altri. I sociologi Miller McPherson, Lynn Smith-Lovin e Brashears Matteo suggeriscono che le nuove tecnologie, come internet e telefonia mobile, possono svolgere un ruolo nel portare avanti questa tendenza. In particolare, essi sostengono che il tipo di legami sociali sostenuti da queste tecnologie sono relativamente deboli e dispersi sul territorio. L’uso massiccio della telefonia mobile e di Internet è associato con le reti di discussione più ampie e diversificate. L’uso di Internet in generale e dei servizi di social networking come Facebook contribuiscono a creare reti sociali allargate.



Altri autori sottolineano che siamo in una società complessa e liquida (R. Bauman) in cui dominano la transizione, la complessità, il passaggio, niente è duraturo; molte informazioni valgono appena poche ore. In tale contesto si vivono realtà molteplici, iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità), e la mente si deve così adattare e trasformare alle nuove dinamiche; l’io si frammenta vivendo una molteplicità del sé, multipersonalità, identità mutevoli, cadono le certezze, avanzano gli spazi dei molteplici interrogativi, domina la comunicazione comunque e ovunque, con qualsiasi media; tutto va sperimentato condividendo esperienze, relazioni, in gruppi reali o virtuali di breve durata, o creati per l’occasione, o vissuti in comunità di interessi.



Nascono nuove forme di apprendimento decontestualizzato, fuori dalle aule/pareti scolastiche (gli “apprendimenti non scolatistici”), emergono nuovi autoapprendimenti gestibili in modo autonomo (vedi peer-teaching e peer-tutoring) e altri aspetti legati al “rifiuto dello studio scolatistico” e alla significatività autopercepita, che minano la centralità della scuola stessa come fonte primaria di formazione.

Si vivono così mutevoli forme di coscienza, digitIo proteiforme (R.J. Lifton), flessibile, capace di adattarsi continuamente alle nuove circostanze (on-line), esplicitando le possibili forme dell’auto-racconto del sé,o sviluppando nuove relazioni qualitativamente significative (P.M. Valkenburg, J. Peter), ma anche con sporadici possibili fenomeni di cyber-bullismo, relegando così l’off-line agli “immigrati digitali” (Mark Prensky).

L’autoreferenzialità dei docenti-formatori e l’arroccarsi sul proprio ruolo come difesa sono uno degli aspetti dell’Emergenza educativa, il digital teaching è ancora lontano (nonostante le aspettative dei genitori, vedi Redshift Research) tutto ciò mentre le tecnologie digitali avanzano.

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