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I genitori tra valutazione e competenze

di Mario Russo, pubblicato il 23/11/2009
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Promuovere una “cultura della valutazione” adeguata all’evoluzione del sistema socio-culturale rappresenta un terreno di impegno non eludibile per i genitori poiché i modelli valutativi si collocano nel cuore del sistema scolastico e formativo.*

Le modifiche introdotte dal governo nel corso dell’ultimo anno scolastico in materia di valutazione trascurano i problemi di maggiore rilevanza (in particolare la certificazione delle competenze e la valutazione della qualità del sistema scolastico e formativo). Piuttosto, dietro l’apparente riferimento ai valori di una valutazione più severa e selettiva, rispondono invece a logiche populistiche e semplificatorie che, poste di fronte ai problemi reali, finiscono per determinare involuzioni regressive (1).

Al contrario, affrontare con realismo e tempestività le questioni della valutazione è un compito che interessa i genitori, sia nel loro quotidiano impegno educativo con i propri figli, sia per la valenza sociale che caratterizza il loro ruolo in ordine al futuro dell’istruzione nel nostro Paese.

La discussione sulla valutazione, infatti, conduce a penetrare nel cuore del sistema scolastico e formativo, cogliendone le contraddizioni e le linee di evoluzione e rivolgendo attenzione alle sue finalità e alle logiche di funzionamento.

In ultima istanza, la valutazione (nelle diverse pratiche e accezioni attraverso cui si presenta nell’ambito scolastico) è un’attività che si configura come attribuzione di valore, nel senso di collocare i fenomeni oggetto di osservazione, misurazione, rendicontazione, e così via, sullo sfondo dei valori di riferimento e degli obiettivi che si perseguono.

Per quanto concerne la valutazione degli apprendimenti individuali, va osservato che la decisione di tornare al voto in decimi nella scuola primaria, al posto dei giudizi utilizzati negli anni recenti, appare finalizzata prevalentemente a ottenere effetti mediatici e, in realtà, si sostiene su due fraintendimenti: quello della presunta maggiore comprensibilità e quello della presunta maggiore precisione.

Infatti, non solo il voto espresso in numeri non è affatto più chiaro e immediatamente comprensibile di una valutazione espressa in giudizi, ma il voto in decimi non è altro che una traduzione numerica della gamma stessa dei giudizi e non possiede pertanto il grado di precisione di una vera e propria scala numerica.

In realtà, la scelta governativa a favore della valutazione numerica si colloca all’interno di una logica competitiva, che identifica il merito nei termini dell’affermazione personale in una gara con gli altri e richiede pertanto il ricorso a un sistema numerico che consenta di formulare classifiche (2).

Questo conduce a porre la domanda di fondo per un sistema di valutazione: perché si valuta? Un’evoluzione del nostro sistema scolastico in linea con le domande poste dalla complessa evoluzione culturale e sociale richiede anche l’adozione di modelli e strumenti di valutazione in grado di porre in relazione la valorizzazione del merito con la tensione verso l’inclusione e l’equità. Infatti, non solo la valorizzazione del merito non contraddice la ricerca dell’inclusione e la garanzia dell’equità, ma al contrario nessun processo formativo riesce a valorizzare i meriti degli allievi se nel contempo non assicura loro pari opportunità di apprendimento e li abbandona a condizioni di emarginazione culturale.

Scaturisce da tale impostazione la richiesta di valorizzare le forme di “valutazione formativa”: vale a dire, modalità valutative focalizzate sul processo stesso di insegnamento/apprendimento allo scopo di assumere le assumere le decisioni didattiche migliori alle esigenze di ciascun allievo.

In ogni caso, la principale mancanza delle politiche governative nel campo della valutazione scolastica riguarda soprattutto il persistente ritardo nel campo della certificazione delle competenze; fattore cruciale per assicurare la qualità del sistema scolastico e formativo.

Valutare la qualità del sistema scolastico e formativo (sia a livello delle singole istituzioni scolastiche si a livello di sistema paese) rappresenta un impegno che risponde in primo luogo ad un domanda di democrazia, che si declina attraverso i principi esposti nella nostra Costituzione.

Si tratta di rispondere a domande molto concrete: per esempio, se la qualità della formazione che ricevono i ragazzi sia adeguata alle esigenze che l’evoluzione sociale, culturale, economica ci pone di fronte; quale sia il grado di successo dei programmi di contrasto dell’abbandono e dell’emarginazione delle fasce più deboli? in che misura la scuola sia in grado di accrescere la mobilità sociale, liberando anche i ragazzi dal peso dei contesti socio-culturali di provenienza; e così via.

Si tratta altresì di domande alle quali, in questo momento la politica non sta dando risposte adeguate, poiché pochi segnali incoraggianti e innovativi in materia di valutazione provengono dalle proposte di riforma in questo momento in discussione (3).

È necessario, pertanto, consolidare un modello operativo in grado di comporre in modo integrato e coerente, per un verso, modalità di valutazione individuale e di sistema (così da allineare gli apprendimenti degli allievi agli standard di competenza richiesti) e, per un altro verso, processi valutativi interni ed esterni (per porre in rilievo gli elementi del contesto specifico contrastando altresì i rischi di autoreferenzialità).

Inoltre, per un’organizzazione di genitori è sempre più urgente contribuire a sviluppare una “cultura della valutazione” che valorizzi, tra l’altro, l’attenzione alle finalità e ai principi che orientano il complessivo sistema valutativo; che si fondi su una considerazione del merito strettamente integrato con i valori dell’inclusione e dell’equità; che preveda il ruolo regolatore di un’autorità indipendente, autorevole, autonoma dal governo in grado di garantire la finalizzazione dei processi di valutazione verso la capacità del sistema scolastico di garantire standard adeguati e omogenei di competenze.

In altri termini, appare urgente riconquistare anche in questo campo la capacità di esercitare una “egemonia culturale” per contrastare i modelli culturali populistici e regressivi della destra: vale a dire, ritornare a proporre e realizzare visioni credibili e in sintonia con il tempo che ci troviamo a vivere, cogliendone le domande e creando le condizioni per cambiare l‘ordine delle cose.


* Sintesi della relazione al Convegno de “La scuola in cocci”, Coordinamento genitori democratici, Firenze, 24 ottobre 2009. Il testo completo è consultabile presso il sito www.genitoridemocratici.it.


NOTE
(1) Vedi il documento “Quale valutazione per migliorare la scuola pubblica”, redatto nel mese di luglio 2009 dal Coordinamento Genitori Democratici e dalla Cgil, Dipartimento Formazione e Ricerca.
(2) L’esposizione più precisa di questa posizione è stata fornita dal ministro dell’economia Tremonti in un articolo apparso sul Corriere della sera il 22 agosto 2008. Inoltre, non è stata finora messo in evidenza la completa divergenza del modello adottato con quello di riferimento della riforma Moratti, maggiormente improntato a ideologie “personalistiche” (vedi il contributo “La valutazione nella scuola della Moratti: fastello o sistema?”, sempre nel sito www.genitoridemocratici.it.
(3) Vedi i progetti di legge attualmente in discussione in Parlamento su autogoverno e/o partecipazione nelle istituzioni scolastiche.

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