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Antologia di meraviglie

di Lisa Della Volpe, pubblicato il 01/10/2009

"L’Arma per l’Arte - Antologia di meraviglie", un progetto di educazione al patrimonio che parte dai capolavori recuperati dal Comando Carabinieri TPC per essere restituiti alla nostra memoria.

Quando nel 1539 Biagio de Marchi firmava il leggio per la Certosa di Bologna non avrebbe di certo immaginato che la sua opera sarebbe stata trasformata in mobile bar per un ricco collezionista del XX secolo, né il meticoloso miniaturista del XIV secolo avrebbe potuto immaginare che il suo Cristo pantocratore con aureola in lamina d’oro sarebbe stato usato per paralume o quadro, né l’orafo avrebbe mai immaginato che il suo ostensorio destinato a mostrare il miracolo della consustanziazione sarebbe stato usato come lampada. Orazio Borgianni si sarebbe giustamente infuriato nel vedere la sua Visione di san Francesco ridotta in brandelli e il giovane Raffaello si sarebbe indignato nel veder privata la sua città natia del Ritratto di gentildonna (La muta).

Nell’anno delle celebrazioni dei 40 anni di attività del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il 23 settembre è stata inaugurata a Castel Sant’angelo la mostra L’Arma per l’Arte - Antologia di meraviglie, secondo appuntamento in ordine di tempo, con la storia del Comando TPC e con i capolavori restituiti alla pubblica e privata fruizione.

La mostra segue due direttrici, evidenti anche dall’impaginato del catalogo (edito da Sillabe): la vicenda del furto e del recupero raccontato direttamente dal Comando Carabinieri, e la storia dell’opera, in massima parte capolavori universalmente noti.

I racconti dei Carabinieri sulle vicende di furti e recuperi rivelano da una parte l’attenzione dei ladri nell’accontentare l’avidità dei collezionisti, dall’altra il metodo, la costanza, l’uso innovativo di strumenti tradizionali e gli espedienti escogitati dai Carabinieri nel recupero delle opere.

La mostra prende avvio dalla riflessione sulla doppia valenza del termine patrimonio culturale - memoria e responsabilità - e ha l’obiettivo di sottolineare la funzione educativa del patrimonio nella prospettiva di una corretta comprensione del passato e della consapevolezza del ruolo di ognuno di noi nel preservarlo.

Il percorso si apre con una straordinaria antologia di reperti archeologici provenienti da scavi clandestini - tra cui il formidabile cratere del ceramografo Eufronio del 515 a.C. e la monumentale Vibia Sabina - restituiti all’Italia dai musei d’oltreoceano, i quali li avevano acquistati forse con troppa leggerezza sulla base di documentazione fittizia. Le operazioni di rimpatrio sono state gestite dal Ministero dei Beni Culturali in collaborazione col Ministero degli Affari Esteri, l’Autorità Giudiziaria, l’Avvocatura Generale dello Stato e l’Arma dei Carabinieri.

Tra le opere che illustrano i risultati raggiunti dal Comando TPC sul territorio nazionale figura una tela tarda di Vittore Carpaccio con il raro soggetto di San Paolo stigmatizzato. Tagliata ai bordi, arrotolata e asportata dalla chiesa di Chioggia nel 1970, la tela fu restituita alla comunità l’anno successivo. Per recuperare il gruppo scultoreo con la Triade Capitolina, unico esempio di rappresentazione a tutto tondo delle tre divinità capitoline, i Carabinieri realizzarono, sulla base di informazioni raccolte, un identikit diffuso nell’ambiente antiquario per ostacolare la vendita.

Un tema toccato dalla mostra è la collaborazione tra le istituzioni e le Forze di Polizia, che ha reso possibile il recupero dei tre capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, bottino di una clamorosa rapina a mano armata del 1998.

Alcune vicende hanno acquistato particolare significato, in quanto, come per la Sacra Famiglia con san Giovannino del Sodoma e la Madonna Salomon del Giambellino, il recupero ha permesso l’uscita dal lungo oblio. Nel caso delle Tre Grazie di Antonio Canova il recupero ha consentito di valorizzare l’opera dell’artista noto soprattutto come scultore, ma che non era di certo pittore dilettante.

Scoop della mostra è una tavola con l’Immacolata col Bambino e i Santi Gerolamo e Francesco attribuita a Domenico Ghirlandaio identificabile con il tondo sottratto alla Galleria Nazionale d’Arte antica di Roma nel 1908, per abbellire l’Ambasciata Italiana a Berlino e trafugata dopo l’8 settembre 1943. Un frammento del passato restituito alla memoria.

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