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Chi ha paura della LIM?

di S. C., pubblicato il 12/03/20098 commenti |

Dopo l’esperimento di Digiscuola arrivano nelle scuole migliaia di nuove Lavagne Interattive Multimediali (LIM). Riusciranno i docenti a usarle per dialogare con la prima generazione di digitali nativi?

“Ma questa roba ti scimmia!!”. È stato il commento divertito di S. C., studentessa di un liceo scientifico di Milano, al suo primo contatto con una lavagna interattiva. In un ITC di Catanzaro due ragazzini del biennio “portano per mano” i loro Prof (consapevoli e conniventi) a un uso disinvolto della Lim, nell’ambito del progetto Digiscuola. Tutti riscoprono per l’ennesima volta la rapidità con cui gli adolescenti si appropriano di questi mezzi, senza ombra di soggezione, senza leggere manuali, senza paura di sbagliare.

È forse da qui che bisogna ripartire quando si parla di tecnologie per la didattica. Dall’assoluta naturalezza con cui si relazionano tutti i ragazzi, dall’immediatezza con cui metabolizzano una tecnologia nuova, mai vista prima. Qui sta forse il vero, drammatico digital divide con i loro Prof.

Come si fa a difendere l’idea di una scuola dura e pura e uguale a se stessa in un mondo che si allontana a velocità siderale col suo bagaglio di digitali nativi? I loro comportamenti, il loro modo di relazionarsi con la realtà, il loro modo di apprendere, il loro modo di cooperare sono fenomeni che fino a cinque anni fa erano totalmente inediti. E, quel che più sorprende, questi fenomeni sono onnipresenti tra gli adolescenti e uniformemente diffusi.

E sul fronte dei docenti? La situazione è l’opposta. Non esiste una “cultura informatica media”. Si va dall’estremo dei Prof “allergici al computer” ai Prof smanettoni “di riferimento” dalle competenze multiformi, cui i Dirigenti Scolastici affidano nel bene e nel male tutto il processo di introduzione delle tecnologie nella scuola. In mezzo a questi due estremi ci sta la stragrande maggioranza degli insegnanti che svolgono al meglio la loro missione ma sono sempre più impreparati ad affrontare non tanto le tecnologie quanto il temibile confronto quotidiano con una generazione di alieni che nelle tecnologie ci sguazzano.

Al primo incontro le Lim sono guardate con sospetto dai Prof allergici, con sufficienza dagli smanettoni, con curiosità dalla stragrande maggioranza degli insegnanti. La carica dirompente del “portare la tecnologia in classe” è abbastanza chiara a tutti. Pare evidente che questa non sia l’ennesima finta rivoluzione tecnologica che si conclude con laboratori megagalattici rigorosamente chiusi a chiave. Pare evidente che se la Lim arriva in classe non si può far finta che non sia lì. E il Miur preme (giustamente) per evitare che le lavagne finiscano nei sottoscala o in spazi impropri. La curiosità si trasforma per metà in viva (e legittima) preoccupazione: quanto tempo ci metterò ad imparare? quanto tempo ci metterò ad usarla? come gestirò la classe? che figura ci faccio coi ragazzi se sbaglio?

La variabile del tempo e la variabile del rapporto coi ragazzi sono dunque i veri nodi culturali, che stanno a monte dell’uso della Lim. La domanda che viene subito dopo è “ma che cosa ci facciamo con la Lim?”

Alt. Teletrasportiamoci oltre la Manica, e frugando nell’abbondante letteratura di monitoraggio vediamo che cosa ci fanno con la Lim. La prima scoperta è di per sé illuminante: non c’è un modello rigido di riferimento per gli insegnanti britannici. L’uso è totalmente libero, più o meno intensivo, più o meno di appoggio a un modello didattico tradizionale, più o meno innovativo. Gli insegnanti ci proiettano sopra lezioni in powerpoint, immagini, testi e materiali elaborati in classe coi ragazzi, materiali digitali a corredo di libri di testo degli editori, software applicativi specifici della disciplina insegnata, software generici per produrre grafici, tabelle, fogli elettronici, siti web quando è consentita la navigazione in diretta.

E sembra sensato il non aggiungere complessità a complessità. Il solo accettare di confrontarsi coi ragazzi in classe e di renderli parte attiva nell’uso delle Lim è un triplo salto mortale. Già in Digiscuola ci è parso di scorgere un’insofferenza verso un modello d’uso rigido calato dall’alto.

Ha senso piegare l’uso delle lavagne ad altri “modelli”, come le piattaforme di condivisione, i wiki, l’autoproduzione dei learning object, che c’entrano come i cavoli a merenda? Ma quando mai la modalità d’uso di uno strumento innovativo si impone dall’alto? Quando mai l’innovazione vince se ti rende la vita più scomoda?

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l'innovazione... di skalab, pubblicato il 29/04/2009 ...passa dalla ceatività. E di creatività i "bravi" docenti ne hanno ancora tanta. Da novembre ho girato più di 50 scuole per parlare di documentazione generativa a LIM (sono resp. per quanto riguarda questo progetto per la Regione Lombardia come ricercatrice dell'ex IRRE Lombardia)...ho incontrato quasi 800 docenti tra reti di scuole e singoli plessi sperduti nei più piccoli comuni della ma regione(bellisssimi)...sono entrata in punta di piedi nelle classi per vedere cosa sta accadendo là dove "anche" questo strumento tecnologico è entrato. Ne ho visto di incredibili, specie nella scuola del'infanzia. Banchi? abbandonati definitivamente...certo se il docente lo consente. Nuovo ambiente d'apprendimento? Certo, se il docente non ne ha paura. Nuovo strumento di didattica? Certo, se il docente "lo smonta e lo rimonta" per favorire, ancora una volta, vera didattica collaborativa. Che c'è sempre stata ed è sempre stata perseguita, a prescindere dalla tecnologia (ma se avessi avuto una LIm a disposizione 20 anni fa, accidenti...), ma che la tecnologia può amplificare, sostenere, sottolineare. Il problema è la formazione dei docenti,forse anche un po' stufi di teoria, per quanto di alto livello,e sicuramente affamati di "pratica" e reale confronto sulle "nuove", se ci sono, strategie didattiche; il problema è anche come stimolare il loro entusiasmo, ormai al lumicino e non sempre per colpa loro..il problema ancora una vola sta a monte..ma se la LIM come qualcuno dice può essere un bel cavallo di Troia...che questo cavallo entri ed al galoppo!

Forse stavolta non li abbiamo buttati di eleonora1980, pubblicato il 27/04/2009 È vero: dotare un?aula di LIM, computer e videoproiettore ha un suo prezzo (comunque inferiore a quello di un laboratorio multimediale), prezzo che non ha senso sostenere se non accompagnato da uno sforzo da parte dei docenti di innovare la propria didattica. Credo però che non sia opportuno porre sullo stesso piano LIM e videoproiettore: la LIM non è un banale schermo di proiezione, la sua vera forza risiede nella manipolazione di oggetti e immagini, nella possibilità di fissare e condividere le esperienze di apprendimento degli studenti, nell?archiviare le loro azioni e interazioni con i materiali digitali che vengono proposti dall?insegnante, nel favorire il coinvolgimento dei ragazzi senza stravolgere la tradizionale architettura della classe. Riguardo a quest?ultimo punto, sono d?accordo con keyborg che ci sia bisogno di introdurre nuovi schemi-classe, di aprire l?aula a nuove dinamiche rendendola più flessibile. Questo però non è in contrasto con l?introduzione di un nuovo strumento didattico che, benché sia adatto a un tipo di lezione ? quella frontale ? antico ma non superato, può promuovere un processo di innovazione e svecchiamento del ?fare scuola? che è senz?altro auspicabile. Approfitto poi dei commenti degli altri utenti per fare una precisazione doverosa riguardo al tema ?libri elettronici?. Mi chiedo: perché ogni volta che si parla di LIM si finisce per parlare di tutto quello che è tecnologia per la scuola, senza tener conto del diverso contributo che ciascuna tecnologia apporta all?evoluzione della didattica? Il tema dei libri elettronici è un tema scottante, che sconvolge e destabilizza, che si inserisce nella riflessione generale sul ruolo delle tecnologie nei processi di apprendimento e sulla necessità o meno di introdurle nella scuola. Ma bisogna andarci cauti: mentre la LIM è già disponibile e affermata in molti Paesi del mondo, gli e-book reader sono ancora agli esordi, hanno ancora prezzi altissimi, sfruttano tecnologie diverse e non standardizzate, per ora poco adatte a veicolare contenuti colorati e disomogenei come quelli dei libri scolastici; mentre la LIM invita all?introduzione di nuovi metodi didattici, l?uso dei libri elettronici impone un semplice cambio di supporto, mantenendo invariato il tradizionale processo di lettura. Il mio non vuole essere un giudizio unilaterale a favore della LIM, ma un invito a riflettere sul vero ruolo che ciascuna tecnologia può giocare nella scuola, e a discutere di cosa può essere fatto affinché gli scenari più auspicabili diventino realtà.

Ancora soldi buttati? di keyborg, pubblicato il 27/04/2009 Non ho paura delle LIM. Le ho provate: non posso negare una certa "seduzione tecnologica". La mia scuola le sta acquistando e le vedremo alla prova. D'altra parte sono molto scettico sull'utilità di buttare 3000 euro su un oggetto che si chiama "lavagna", che potrà essere usato da una persona alla volta e che sembra fatto apposta per perpetuare lo schema-classe tradizionale, quello della lezione frontale. Ammesso e non concesso che possa essere utile un sistema di proiezione in ogni aula ricordo a tutti che un buon proiettore costa meno di 500 euro. Secondo me siamo alle solite: si confonde l'acquisto di tecnologie con l'innovazione didattica. Quando inizieremo ad imparare dai nostri errori?

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